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In Puglia e Basilicata

Bomba contro bar Torna paura a Taranto

Bomba contro bar Torna paura a Taranto
di MIMMO MAZZA
TARANTO - Persone non ancora identificate la notte scorsa hanno collocato e fatto esplodere un ordigno artigianale di medio potenziale davanti al bar «Tre gazzelle» in piazza Ramellini. L'esplosione ha parzialmente divelto una saracinesca, provocato danni ad alcuni arredi interni e mandati in frantumi i vetri di alcune abitazioni ubicate al primo piano dello stabile.

07 Giugno 2009

di MIMMO MAZZA

TARANTO - Nove attentati in cinque mesi. Probabilmente non tutti addebitabili al racket delle estorsioni ma se anche per vendicare una offesa, un saluto negato o uno sgarbo, si ricorre alle bombe, c’è davvero poco da stare allegri o, peggio, minimizzare. Ieri mattina poco prima delle 5 un ordigno di basso-medio potenziale è stato piazzato e fatto esplodere dinanzi alla saracinesca di ingresso del bar «Tre gazzelle», nella centrale piazza Ramellini. La deflagrazione, avvertita nitidamente sino a via Di Palma, ha creato lievi danni agli infissi, sia dell’esercizio commerciale che degli appartamenti vicini. Il titolare del bar, subito ascoltato dai carabinieri della compagnia di Taranto, ha riferito di non aver subito minacce, né richieste estorsive negli ultimi giorni. I militari, guidati dal capitano Francesco Guzzo e dal tenente Massimiliano Addario, non trascurano alcuna ipotesi, dando però più credito a quella della vendetta per questioni personali. Nella vicina via Cesare Battisti un attentato fallì lo scorso 11 marzo quando un ordigno con la miccia difettosa fu trovato inesploso dinanzi all’ingresso di un noto negozio di abbigliamento.

L’ultima bomba esplosa risale al 22 aprile, quando fu posizionato e fatto esplodere un ordigno di basso potenziale davanti all'ingresso di una galleria d’arte, in viale Magna Grecia 56. La deflagrazione bucò la saracinesca del locale, provocando danni alla parete esterna e all'insegna e mandando in frantumi il marmo sul quale era stata collocata la bomba. Le schegge danneggiarono anche la carrozzeria di tre auto parcheggiate nelle vicinanze.

Il 22 marzo, invece, una bomba aveva semidistrutto la pasticceria “La Primula” di via Emilia. L’esplosione avvenne qualche minuto prima dell’una. I malfattori, senza preoccuparsi della possibilità che qualche passante potesse transitare davanti al locale, fecero scoppiare un ordigno di fattura artigianale molto potente davanti all'ingresso del negozio, in una zona densamente abitata e molto frequentata. La deflagrazione fu violentissima, tanto da far saltare letteralmente per aria la saracinesca che, dopo un volo di alcuni metri, fu scaraventata sulle vetture parcheggiate di fronte alla pasticceria. Danni anche alla vetrata d'ingresso e alle attrezzature che erano nel negozio. L’esplosione svegliò centinaia di persone che seguirono, affacciate alle finestre ed ai balconi, le operazioni di messa in sicurezza del locale effettuate dai vigili del fuoco. Non è escluso, tanto per usare una formula dubitativa cara agli ambienti investigativi, che si tratti di racket. I signori del “pizzo” potrebbero solo aver “bussato” a suon di bombe, com’è loro costume, per ripresentarsi dopo qualche giorno di persona. Di solito funziona così. L’1 marzo ignoti malviventi avevano preso di mira una pizzeria di via Crispi. Anche in quella occasione, il crimine seguì lo stesso copione dell’altra notte. Ignoti piazzarono una bomba davanti alla saracinesca del locale per fuggire qualche istante prima dell’esplosione. Anche in questo caso, l’ordigno, secondo gli artificieri della polizia, era stato costruito artigianalmente ed era di medio potenziale e, come pure per gli altri episodi, il titolare dell’esercizio commerciale riferì alla polizia di non aver mai ricevuto richieste estorsive. Il 23 febbraio fu preso di mira il ristorante «Il Rugantino» di via Cesare Battisti. Una bomba di medio potenziale fu fatta esplodere davanti all’ingresso del noto locale, che annovera tra i soci Lucio Bimbola, di 51 anni, un tempo cassiere del clan mafioso capeggiato dai fratelli Riccardo e Gianfranco Modeo. Pochi giorni prima, la Direzione antimafia di Lecce aveva disposto il sequestro delle quote societarie intestate a Bimbola, ma il provvedimento non fu convalidato dal Tribunale. L’esplosione distrusse la saracinesca, una vetrata e alcuni arredi e fece crollare un muro interno. Inoltre, rimasero danneggiate anche cinque auto parcheggiate nelle vicinanze del locale. Scene di devastazione che si ripetono con frequenza allarmante. Dall’inizio dell’anno sono finiti nel mirino anche un capannone e un bar in allestimento a San Giorgio Jonico, una paninoteca-rosticceria a «Paolo VI», un bar-tabaccheria a Statte e una pescheria sulla statale 100.

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