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In Puglia e Basilicata

Sollecito: io come i genitori di Mez attendo giustizia

Sollecito: io come i genitori di Mez attendo giustizia
«Attendo giustizia come loro»: Raffaele Sollecito lo ha detto rivolto a telecamere e giornalisti uscendo dall’aula della Corte d’assise di Perugia al termine dell’udienza nella quale sono stati ascoltati i familiari di Meredith Kercher. «Anche io sono una vittima, anche se certamente non come loro» ha ripetuto il giovane pugliese (imputato per l'omicidio di Meredith, assieme ad Amanda Knox) all’avvocato Luca Maori, uno dei suoi difensori

06 Giugno 2009

PERUGIA – «Attendo giustizia come loro»: Raffaele Sollecito lo ha detto rivolto a telecamere e giornalisti uscendo dall’aula della Corte d’assise di Perugia al termine dell’udienza nella quale sono stati ascoltati i familiari di Meredith Kercher. 

«Anche io sono una vittima, anche se certamente non come loro» ha ripetuto il giovane pugliese (imputato per l'omicidio di Meredith, assieme ad Amanda Knox) all’avvocato Luca Maori, uno dei suoi difensori. «Oggi abbiamo ascoltato un ricordo della giovane uccisa – ha detto ancora l’avvocato Maori – e capiamo il loro dolore. Era doveroso non fare domande in una giornata come questa e così è stato da parte nostra».

IL PAPA' DI MEREDITH: LEI VOLEVA FARE LA GIORNALISTA
«Meredith sognava di fare la giornalista o di lavorare a Bruxelles per la Commissione europea. Qualsiasi cosa avesse scelto per me sarebbe andato bene»: è il ricordo del padre della studentessa inglese, John, davanti alla Corte d’assise di Perugia. E proprio dai mezzi d’informazione, lui giornalista, ha detto di avere appreso dell’omicidio della figlia. La deposizione dei tre familiari della giovane è durata poco più di un’ora. Poi hanno lasciato il palazzo di giustizia senza fare commenti. 

«Le piacevano tantissimo la pizza e il cioccolato» ha detto ancora John Kercher parlando della figlia. E proprio la passione per il cioccolato – hanno spiegato i parenti di Mez – la spinse a scegliere per i suoi studi universitari Perugia, città nota a livello internazionale per una rassegna, Eurochocolate, dedicata proprio a questo prodotto. John Kercher ha ricostruito il pomeriggio del 2 novembre del 2007 quando apprese della morte della figlia. «Mi chiamò Arline – ha spiegato – e mi disse che aveva saputo dai telegiornali della morte di una studentessa a Perugia. Contattai i giornali inglesi ma non sapevano niente. Provai una dozzina di volte a fare il numero del telefono cellulare di mia figlia ma rispose sempre la segreteria. Poi richiamai i giornali che avevano il nome della studentessa uccisa – ha concluso Johan Kercher – ed era quello di Meredith».

LA MAMMA: MORTE SURREALE E VIOLENTA
«La sua morte è stata incredibile e surreale.... La cerco ancora..... Non è soltanto la morte, ma la brutalità, la violenza di ciò che è stato fatto». Arline Kercher, la madre di Meredith, ha ricordato così i tragici momenti trascorsi dopo la notizia dell’uccisione della figlia, avvenuta la notte tra l’1 e il 2 novembre 2007 a Perugia, dove la giovane si era trasferita per studiare. Arline, sentita oggi come testimone davanti alla corte d’assise nell’ambito del processo che vede imputati il pugliese Raffaele Sollecito e Amanda Knox per l'omicidio di Mez, ha detto che «è uno choc tremendo mandare la propria figlia a studiare e non rivederla mai più. Non lo supereremo mai». 

La donna ha quindi ricordato l’ultima volta che ha sentito al telefono la figlia, nel primo pomeriggio dell’1 novembre, e che Mez le disse che era intenzionata a tornare a casa per il compleanno della madre, l’11 novembre, e di aver già prenotato il biglietto per il 9 novembre. «Mi disse che aveva tanti regali da portarmi – ha detto Arline – e una valigia piena di cioccolato per la sorella». Madre e figlia parlarono anche dell’intenzione di Meredith di rientrare a casa per il periodo natalizio e di voler velocizzare il più possibile gli studi per poter tornare quanto prima a casa. 

«Mi disse anche che era molto stanca perchè la notte precedente aveva festeggiato Halloween – ha raccontato la madre – mi disse che stava andando a casa di amici ma che sarebbe rientrata presto perchè aveva un tema da svolgere e il giorno successivo avrebbe avuto lezione all’università». 

Arline Kercher, parlando dell’infanzia della figlia, ha spiegato che Mez vinse una borsa di studio «perchè era molto intelligente» e che alle superiori studiava italiano, francese e latino. Proprio per approfondire il suo italiano scelse poi di venire in Italia. «Scelse Perugia - ha detto la madre – perchè era una città piccola, ma era ben collegata con casa. La scelse anche perchè c'è la festa del cioccolato. Soprattutto all’inizio, prima che trovasse una sistemazione, mi chiamava ogni giorno. Ma anche successivamente ci sentivamo spesso. Partì il primo settembre per Perugia. Inizialmente si adattò in un albergo, poi trovò l’annuncio dell’appartamento sulla bacheca dell’università. Scelse di vivere in quella casa perchè era vicina all’università e dalla finestra si vedeva il paesaggio dell’Umbria». 

Arline ha ricordato, quindi, che Amanda Knox arrivò in quella casa il 26 settembre e che Meredith la invitò fuori a pranzo per presentarle i suoi amici. «Meredith mi disse che Amanda – ha detto Arline Kercher – voleva socializzare con gli italiani perchè voleva imparare la lingua. Mi disse anche che era molto stupita dal fatto che l’americana aveva trovato un ragazzo già dalla prima settimana». L’ultima volta che Meredith tornò a casa fu il 28 settembre, quando si recò a Londra per prendere alcuni abiti estivi. Poi, il primo ottobre, tornò a Perugia. Un mese dopo venne uccisa nel casolare di via della Pergola.
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