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In Puglia e Basilicata

Truck Center, un aggeggio da pochi euro avrebbe evitato la tragedia

Truck Center, un aggeggio da pochi euro avrebbe evitato la tragedia
di ANTONELLO NORSCIA 
Un apparecchietto, simile ad un pos dove si passano le carte di credito, del valore commerciale di poche centinaia di euro, avrebbe potuto evitare la strage della «Truck Center», l'autorimessaggio di Molfetta dove il 3 marzo 2008 persero la vita 4 operai e l'amministratore dell'impresa. È una delle due raccapriccianti considerazioni che emergono dall'udienza dibattimentale celebratasi al Tribunale di Trani, dove il processo è stato trasferito per l’inadeguatezza dell’aula d’udienza della sezione di Molfetta. I periti del pm: non ebbero nemmeno il tempo d'invocare aiuto

06 Giugno 2009

TRANI - Un apparecchietto, simile ad un pos dove si passano le carte di credito, del valore commerciale di poche centinaia di euro, avrebbe potuto evitare la strage della «Truck Center», l’autorimessaggio di Molfetta dove il 3 marzo 2008 persero la vita 4 operai e l’amministratore dell’impresa. È una delle due raccapriccianti considerazioni che emergono dall’udienza dibattimentale celebratasi al Tribunale di Trani, dove il processo è stato trasferito per l’inadeguatezza dell’aula d’udienza della sezione di Molfetta. 

Quello che tecnicamente i vigili del fuoco chiamano “esplosimetro” è un apparecchio collegato ad un sondino che viene calato nelle cisterne dall’esterno e che serve a misurare se e in che entità ci siano gas nocivi per la vita umana. Un apparecchio che però la normativa antinfortunistica, pur fra mille rivoli e prescrizioni, non prevede come obbligatorio nella dotazione delle imprese che svolgono attività comunque riconducibili al trattamento di gas, com'era per l’appunto la Truck Center, dove, certo, non era la prima volta che giungevano per la manutenzione containers destinati al trasporto di zolfo liquido. 

Ma non sarebbe l’unica falla normativa. Perché secondo l’avv. Marcello Magarelli, uno dei difensori delle parte civili, il rischio vita non è assolutamente contemplato nelle cosiddette “istruzioni per il conducente”, cioè quella scheda che deve accompagnare sempre e comunque ogni container. Alla voce “natura del pericolo” un fac-simile del volantino dell’AgipPetroli, recuperato da Magarelli, non contempla il rischio d’immediata asfissia, cioè la causa del decesso di Guglielmo Mangano, Michele Tasca, Luigi Farinola, Biagio Sciancalepore (dipendente di una società di trasporti che custodiva i veicoli alla Truck Center) e Vincenzo Altomare, amministratore della Truck Center. 

Una morte fulminea, avvenuta in pochissimi secondi, come confermato ieri al giudice monocratico Lorenzo Gadaleta dai periti che furono incaricati dal pm Giuseppe Maralfa: Giancarlo Divella, Biagio Solarino e Roberto Gagliano Candela. Tanto da non aver nemmeno il tempo d’invocare aiuto. Un tragico silenzio che forse dettò l’istintivo ingresso nella cisterna assassina delle 5 vittime e di Cosimo Ventrella, l’unico superstite, che, infatti, nella precedente udienza testimoniò di non aver sentito richieste di soccorso dai più sfortunati colleghi. 

Ma anche in relazione alla scheda di istruzioni per il conducente la normativa comunitaria sarebbe fallace, perché tra le prescrizioni non sarebbe prevista l’indicazione del pericolo di vita. Insomma la scheda dell’AgipPetroli è formalmente ineccepibile ma concretamente inadeguata. Una scheda che, comunque, non fu rinvenuta a corredo del container da cui si sprigionarono le letali esalazioni di acido solfidrico. Ieri sono stati escussi altri 6 testi tra nuclei speciali di Vigili del Fuoco e Carabinieri; le parti hanno invece rinunciato all’escussione dei 2 medici che constatarono il decesso delle vittime, essendo risultato sufficiente acquisire le loro relazioni.
ANTONELLO NORSCIA
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