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In Puglia e Basilicata

«Mez torturata a lungo morì per soffocamento»

«Mez torturata a lungo morì per soffocamento»
Ieri, nel processo per l'omicidio della studentessa inglese in cui sono imputati il pugliese Raffaele Sollecito e la sua "ex" Amanda Knox, il medico legale Gianaristide Norelli, consulente degli avvocati della famiglia di Meredith Kercher, ha individuato la principale causa della morte in un'asfissia provocata da chi le ostruì bocca e naso, impedendole di respirare, e stringendole il collo con le mani. A suo avviso la ferita da arma da taglio alla gola «può avere contribuito al decesso, ma in modo marginale». La giovane subì violenze prima di essere uccisa in un «crescendo» durato «non poco»

06 Giugno 2009

PERUGIA - Sono a Perugia «non con odio ma per avere giustizia e per capire» cosa è successo a una «persona meravigliosa », i genitori e la sorella di Meredith Kercher - John, Arline e Stephanie - che oggi testimonieranno nel processo a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox per l’omicidio della studentessa inglese. 

I congiunti di Mez sono arrivati ieri nella città umbra recandosi subito in aula. Si sono così trovati ancora una volta, dopo l’udienza preliminare, a pochi passi dai due imputati che si proclamano estranei all’omicidio. I familiari di Mez hanno ascoltato la deposizione di uno dei consulenti chiamati a deporre dagli avvocati Francesco Maresca e Serena Perna, che li rappresentano come parte civile. «Siamo qui perché sia fatta giustizia e per capire i motivi per i quali è successa una cosa così grave a una persona meravigliosa come Mez che si trovava a Perugia solo per studiare» ha sottolineato la sorella di Meredith, Stephanie Kercher, in una breve dichiarazione diffusa attraverso i legali della famiglia. 

Ieri si è intanto appreso che è stato fissato per il 18 novembre il processo d’appello a Rudy Guede, condannato a 30 anni di reclusione con il rito abbreviato per l’omicidio della studentessa inglese (al quale si è sempre proclamato estraneo). Nell’aula di udienza John, Arline e Stephanie Kercher hanno preso posto alle spalle della Knox e di Sollecito che si è girato per qualche attimo al loro arrivo. Quando sono usciti per una pausa dell’udienza, i due giovani hanno invece tenuto gli occhi bassi, senza mai incrociare quelli dei familiari di Mez. Un cenno di saluto lo hanno ricevuto da Patrick Lumumba, il musicista accusato e poi prosciolto per l’omicidio (e ora parte civile nei confronti della Knox accusata di calunnia per averlo coinvolto nelle indagini). 

In aula, inoltre, l’ex fidanzato e una zia dell’americana, nonché la moglie del padre di Sollecito, ma anche con loro nessun contatto. Nel corso dell’udienza di ieri il medico legale Gianaristide Norelli, consulente degli avvocati Maresca e Perna, ha individuato la principale causa della morte della Kercher in un’asfissia provocata da qualcuno che le ostruì bocca e naso, impedendole di respirare, ma anche stringendole il collo con le mani. A suo avviso la ferita da arma da taglio riscontrata alla gola della giovane «può avere contribuito al decesso, ma in modo marginale». 

Per Norelli la lesione è invece legata alle violenze che la giovane subì prima di essere uccisa. Un «crescendo» durato «non poco». Fuori dal palazzo di giustizia l’avvocato Walter Biscotti, difensore di Guede insieme a Nicodemo Gentile, ha spiegato che nel processo d’appello «Rudy farà le sue dichiarazioni ma senza togliere o aggiungere qualcosa a ciò che ha già detto». «Ha già riferito – ha aggiunto – la sua verità». L'avvocato Luciano Ghirga, uno dei difensori della Knox, ha invece ribadito che sarà chiesta alla Corte una «superperizia» «perché – ha spiegato – rimangono punti di contrasto scientifici».
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