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In Puglia e Basilicata

Foggia, Cassazione condanna  l'Inps: paghi i braccianti

Foggia, Cassazione condanna  l'Inps: paghi i braccianti
di MASSIMO LEVANTACI 
A migliaia di operai agricoli sono state riconosciute qualifiche professionali inferiori, una pratica andata avanti per anni. L’istituto di previdenza aveva inizialmente ammesso l’errore, ma poi di fronte alla possibilità di una transazione si è tirato indietro
• «Ora l’Istituto si adegui, siamo pronti all’accordo»

04 Giugno 2009

di MASSIMO LEVANTACI 

FOGGIA - Porte aperte ai lavoratori, l’Inps dovrà mettere mano al portafogli. Il tentativo di aggirare l’ostacolo sulle differenze di salario non riconosciute per anni, non ha funzionato. La Cassazione a sezioni riunite ha bocciato il ricorso dell’Inps di Foggia che riteneva di non dover versare il becco di un quattrino a migliaia di lavoratori agricoli. Tutto questo dopo aver ammesso sostanzialmente l’errore, firmando cioè un accordo di transazione con i patronati dei sindacati. Una vicenda insolita e un po’ curiosa, che ha già sollevato un vespaio di polemiche e che promette nuovi risvolti.
 Il problema è stato denunciato sulla Gazzetta dal vicepresidente della Cia (confederazione italiana agricoltori), Giovanni Cera, che puntava però il dito contro gli onorari degli avvocati. I legali a loro volta, dopo aver respinto decisamente l’addebbito, avevano ribaltato la questione spostando i riflettori su un problema gigantesco destinato, almeno fino a quel momento, a rimanere sotto silenz io. In sostanza in uno scenario caratterizzato dal triste fenomeno dei finti braccianti - che procurano danni economici notevolissimi alle casse dell’In - ps e infestano il panorama agricolo locale - c’è il risvolto della medaglia di quei lavoratori agricoli, tantissimi, liquidati ingiustamente per anni. L’Inps avrebbe così sottopagato con la disoccupazione agricola migliaia di lavoratori non in virtù delle rispettive qualifiche professionali, ma alla stregua di operai generici. Un abuso che oggi gli avvocati vorrebbero venisse sanzionato duramente. 

Ma è stato necessario fare ricorso alla Cassazione per vedersi riconoscere un diritto. La suprema corte non fa altro che ribadire un principio saldamente in piedi in giurisprudenza: la riliquidazione dell’in - dennità di disoccupazione può essere presentata entro dieci anni. L’Inps di Foggia sosteneva invece che il procedimento dovesse ritenersi decaduto dopo un anno e trecento giorni, e citava in forza di ciò una sentenza della corte d’appello di Bari. Tuttavia la questione si sarebbe potuta risolvere con una transazione. Quella che l’Inps e i patronati firmarono nel verbale di accordo del 22 febbraio 2008. Una sorta di ammissione di colpa dell’Inps poi rinnegata con quel ricorso che viene oggi respinto dalla Cassazione. Ora i calcoli sono un po’ complicati da aggiornare, ma secondo il vicepresidente della Cia sull’Inps di Foggia peserebbe un macigno di oltre 16 milioni di euro di riliquidazioni da rimborsare ai lavor atori. 

«Le somme in gioco sono notevoli - conferma l’avvocato Enzo Di Michele - solo nel 2006 siamo arrivati a una media differenze da liquidare ai lavoratori che varia da un minimo di 500 fino a mille euro. Del resto - aggiunge - l’istituto in questi anni non ha aggiornato la sua banca dati e congelato i salari. Siamo perciò passati da differenze di liquidazione che nel 1998, ultimo anno che può essere preso a riferimento, viaggiano intorno ai cento euro al ricalcolo delle indennità maturate in questi ultimi anni. La transazione avrebbe limato di molto la spesa dell’Inps e in fondo conveniva a tutti. Ma l'Inps ha voluto complicare tutto».
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