Martedì 16 Agosto 2022 | 11:54

In Puglia e Basilicata

Trani, voti in vendita l'inchiesta s'allarga

Trani, voti in vendita l'inchiesta s'allarga
di ANTONELLO NORSCIA 
Nel Nord Barese le proposte di compravendita dei voti per le elezioni alla neonata provincia ed al parlamento europeo sarebbero tutt'altro che isolate. C'è chi l’ha «canonicamente» denunciato ai carabinieri; chi s'è affidato al proprio blog ed alla stampa e chi, ancora, ne ha fatto una targa che campeggia sulle vetrine del suo comitato elettorale. Tre candidati, che coprono l’intero arco costituzionale, legati da un’identica ma, forse, non isolata sorte: è stato proposto loro un pacchetto di voti sicuri in cambio di danaro od altre regalie
• Il sindaco (e candidato) Michele Emiliano: a Bari comprano voti

03 Giugno 2009

TRANI - Nel Nord Barese le proposte di compravendita dei voti per le elezioni alla neonata provincia ed al parlamento europeo sarebbero tutt'altro che isolate. C'è chi l’ha «canonicamente» denunciato ai carabinieri; chi s'è affidato al proprio blog ed alla stampa e chi, ancora, ne ha fatto una targa che campeggia sulle vetrine del suo comitato elettorale. Tre candidati, che coprono l’intero arco costituzionale, legati da un’identica ma, forse, non isolata sorte: è stato proposto loro un pacchetto di voti sicuri in cambio di danaro od altre regalie. 

A prescindere dalla forma della denuncia, sono tutti episodi che confluiranno nel fascicolo d’inchiesta aperto dalla Procura della Repubblica di Trani, che sabato ha avviato un’indagine contro ignoti, rubricata col reato di voto di scambio, acquisendo l’articolo di stampa in cui l’aspirante parlamentare europeo, calabrese, Giacomo Mancini, socialista, aveva riferito di un incontro avvenuto nei pressi del casello autostradale di Andria in cui gli furono proposti duemila voti sicuri al prezzo di trentamila euro. E così stamattina il procuratore della Repubblica di Trani Carlo Maria Capristo, prima di decidere ulteriori attività d’indagine, disporrà di convocare, urgentemente, al secondo piano di Piazza Duomo anche l’avvocato Michele Cianci e Stella Mele, entrambi di Barletta candidati al nascituro consiglio provinciale, rispettivamente nelle liste della «Unione di Centro» e de «La Destra». 

Capristo si prefigge un’indagine accurata, veloce. Da un lato, il procuratore loda il coraggio della denuncia, seppur auspicando sempre le forme istituzionali, e promette accertamenti a tappeto. Dall’altro, è pronto a scongiurare che talune iniziative non siano, nemmeno astrattamente, riconducibili a forme di pubblicità per la campagna elettorale ormai alle battute finali. Insomma, laddove gli esposti non risultassero fondati il passaggio da denuncianti a denunciati potrebbe esser veramente rapido. 

«Confido nella collaborazione e nelle denunce dei cittadini, invitandoli ad avere fiducia nell’azione della Procura: è la via indispensabile per migliorare la qualità della nostra convivenza civile. Verificheremo ogni situazione. Da domani (oggi ndr) decideremo subito il da farsi caso per caso - aggiunge il procuratore - ma prima, evidentemente, è opportuno ricostruire l’accaduto dalla viva voci degli interessati, ovvero delle parti lese». 

Sulla vetrina del comitato elettorale della Mele, in Corso Garibaldi a Barletta, campeggia un manifestino: «Qui non si comprano voti», con la candidata che ieri alla «Gazzetta» ha parlato della disponibilità di persone ben individuabili a rivestire il ruolo di rappresentanti di lista (ma questo sarebbe il male minore) nonché di un vero e proprio tariffario che prevedrebbe cento euro per quattro preferenze. 

Non soldi ma benefici concreti: è il contenuto della denuncia di Cianci. Secondo l’avvocato per ogni voto vengono richiesti un buono benzina o una ricarica per cellulare. Nei giorni scorsi, Cianci, al contrario di Mele e Mancini, ha denunciato tali episodi ai carabinieri di Barletta. Un esposto con tanto di nomi, cognomi e circostanze, che ieri ha comunque richiesto la convocazione del legale in caserma per rendere ulteriori chiarimenti. Una condotta opposta a quella del collega avvocato Mancini che per denunciare il suo caso aveva preferito le colonne de «Il Sole 24 Ore» piuttosto che la Procura. Mancini, però, lunedì nel corso dell’interrogatorio a chiarimento non avrebbe fornito alcun dato utile per risalire all’identità delle tre persone, definite attiviste politiche, che dice aver incontrato giorni or sono nei pressi del casello autostradale di Andria. Neppure sulle fattezze fisiche di tali persone il deputato ha saputo riferire granché. Tanto che il sostituto procuratore tranese Carla Spagnuolo gli ha «contestato» la «stranezza» della vicenda. E Mancini, di rimando: «L’incontro è stato ripreso dalle telecamere della zona: così si potrebbe facilmente risalire alle persone che ho incontrato». 

Insomma l’inchiesta si allarga e non esclude colpi di scena. Nelle prossime ore con l’audizione di Cianci e Mele la Procura di Trani sicuramente disporrà opportune e mirate indagini, mentre per il caso Mancini gli agenti del commissariato di polizia di Andria sono già al lavoro per acquisire i filmati delle telecamere indicate dall’avvocato cosentino.
ANTONELLO NORSCIA
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