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«I marittimi di Molfetta da 53 giorni in Somalia nelle mani dei pirati»

«I marittimi di Molfetta da 53 giorni in Somalia nelle mani dei pirati»
«Tutti i canali aperti dal Governo, dalla Farnesina e dai servizi sono attivi ed». Lo ha assicurato Margherita Boniver, inviato del ministro degli Esteri per le emergenze umanitarie, interpellata sul sequestro del rimorchiatore italiano Buccaneer da parte di pirati somali. L'imbarcazione è composta da 16 membri di equipaggio, dei quali 10 italiani (due sono marittimi molfettesi), ed è sotto sequestro da 53 giorni

02 Giugno 2009

ROMA – «Tutti i canali aperti dal Governo, dalla Farnesina e dai servizi sono attivi ed è ovvio che tutti gli organismi preposti, italiani ed internazionali, si stanno occupando della vicenda sin dal primo giorno». Lo ha assicurato Margherita Boniver, inviato del ministro degli Esteri per le emergenze umanitarie, interpellata sul sequestro del rimorchiatore italiano Buccaneer da parte di pirati somali. L'imbarcazione è composta da 16 membri di equipaggio, dei quali 10 italiani (due sono marittimi molfettesi), ed è sotto sequestro da 53 giorni. 

«E' pazzesco» il solo poter «immaginare che nessuno si occupi» di una vicenda che interessa la vita di dieci connazionali, ha aggiunto la Boniver, che si è recata lo scorso due e tre maggio nell’area per colloqui con le autorità politiche della Somalia e del Puntland. Ben diverso è invece il riserbo nel quale si svolgono gli sforzi per «ottenere risultati concreti» e bene ha fatto la Farnesina, ha rilevato Margherita Boniver, a chiedere il silenzio stampa. «La richiesta del silenzio stampa serve per poter arrivare a risultati concreti nei modi e nei tempi migliori», ha spiegato.

UNA TELEFONATA DEL COMANDATE: SIAMO ALLO STREMO 
Il comandante Mario Iarloi della nave italiana Buccaneer, sequestrata l`11 aprile nel golfo di Aden dai pirati somali, lancia un tragico appello attraverso un quotidiano nazionale: «Stiamo male. Liberateci altrimenti chiederemo a loro di spararci - dice - ci stiamo ammalando. Molti soffrono di depressione e qualcuno di cuore. Non ci sono medicine». Sono 16 i marinai catturati dai predoni: 10 italiani, cinque romeni e un croato. Sembra che sei di loro siano stati portati a terra per nasconderli in caso di un blitz delle teste di cuoio italiane. «Non ce la facciamo più, vogliamo andare a casa e vogliamo andarci subito - continua il comandante - stiamo facendo sei ore dentro la plancia senza aria condizionata». Nel corso della telefonata, Iarloi racconta che non c`è più acqua potabile, per cui «beviamo acqua bollita», e neanche cibo: «Mangiamo riso e pane che ci cucina il cuoco». 
Delle trattative il comandante dice di non sapere nulla: «Non ci informano di questo. Se non ci sono delle trattative, che le facessero, che telefonassero a questi signori. Si mettessero d`accordo e facessero quello che devono fare. Sono 51 giorni che lo devono fare».


L'ARMATORE: I RAPITORI PREMONO PER UNA SOLUZIONE 
Certezza che quelle drammatiche  dichiarazioni non siano vere, ma indotte dai sequestratori per  garantirsi vie privilegiate per eventuali trattative. È quanto  sostiene Silvio Bartolotti, general manager della Micoperi,  proprietaria del rimorchiatore Buccaneer sequestrato dai pirati  somali l’11 aprile sorso nel golfo di Aden, commentando la  telefonata del comandante dell’imbarcazione riportata oggi dal  Corriere della Sera. Da quella chiamata emergerebbe che l’equipaggio (dieci  italiani, cinque romeni e un croato) è allo stremo, senza  medicine, cibo e acqua potabile. Inoltre alcuni membri sarebbero  stati portati a terra, distribuiti su diversi villaggi sulla  costa della regione semi-autonoma del Puntland. Secondo Bartoletti «non è vero nulla» anche se il manager  non ma messo in discussione «la veridicità della telefonata».  Ma, ha precisato, ciò che ha detto il comandante «è solo ciò  che gli vogliono fare dire i pirati per riuscire a esercitare  pressioni». In tal senso, Bartolotti, che ha sostenuto di avere  ascoltato la chiamata su Internet «almeno tre o quattro  volte», ha citato un passaggio dal quale si capirebbe che  Iarloi è costretto da altri a mentire. E ha rilevato che è  strano che nel mezzo di un sequestro sia consentito a uno dei  sequestrati di parlare con un giornalista: dietro insomma –  secondo Bartolotti – ci sarebbe un preciso disegno dei pirati.  
«E poi – ha proseguito – la nostra Marina ha la situazione ben  chiara». 

Sullo sviluppo di eventuali trattative in corso, «no  comment» di Bartolotti che ha ribadito, su questo versante, il  silenzio stampa deciso all’indomani del sequestro. L’armatore  ravennate ha infine riferito di essere da poco tornato da  Singapore per l’acquisto di una nave che dovrebbe raggiungere i  cantieri di Palermo. «Dovrà necessariamente passare nell’area  nella quale è stato sequestrato il Buccaneer – ha spiegato  Bartolotti -. Per questo mi consulterò con la Farnesina in  merito alle misure da adottare». Intanto il legale della Micoper, Remo Di Martino, non  nasconde l’angoscia che sta salendo dopo tanti giorni di  sequestro: «siamo molto, anzi, parecchio preoccupati», ha  detto. «Sappiamo solo che gli hanno permesso di fare una  telefonata ad un quotidiano in Italia – ha confermato Di Martino  - ma per il resto non abbiamo la possibilità di dare altre  notizie e siamo in continuo contatto con il Copasir, con i  servizi segreti». Il Buccaneer, ha ricordato il legale, è «insieme ad altre  centinaia di imbarcazioni sequestrate in un luogo sulla costa  somala. La situazione del Buccaneer è delicata, e a quanto mi  risulta è stato richiesto un riscatto».

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