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In Puglia e Basilicata

Mazzette alla Polstrada Ecco il libro-mastro

Mazzette alla Polstrada Ecco il libro-mastro
LECCE - Tre agenti della Polstrada di Lecce hanno raccolto prove contro i loro colleghi e le hanno inviate in Procura. E' emerso così il verminaio di Lecce: un giro di mazzette che - secondo l'accusa - sarebbero state estorte dai poliziotti ad imprese e camionisti al fine di evitare loro le contravvenzioni. I tre agenti hanno allegato anche «sette fogli in cui sono manoscritti nomi, cognomi, sigle di imprese e relativi importi, una vera e propria contabilità». Elenchi che sarebbero stati sottratti dall’armadietto di servizio dell’ispettore capo Francesco Reggio (arrestato assieme a 15 suoi colleghi)
• Gli imprenditori: pagavamo per non avere controlli
• Gli agenti tutti ancora in carcere, uno solo ai «domiciliari»

02 Giugno 2009

LECCE  - Tre poliziotti contro le «divise sporche». Nel silenzio e nell’anonimato hanno raccolto prove contro i loro colleghi e le hanno inviate in Procura. Non si sono limitati a trasmettere una sola segnalazione. Di esposti ce ne sono stati almeno tre, indirizzati anche al Prefetto e al comando regionale della Polizia stradale. «Siamo ancora i tre ignoti che si sono confidati esperienze di servizio e che continuano a sperare in una società migliore», si legge nell’ultimo esposto, quello che è stato recapitato in Procura il 29 aprile scorso, quando la richiesta di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere nei confronti delle presunte «divise sporche» era già stata presentata al gip da venti giorni. 

Lo spunto per inviare il nuovo esposto in Procura era stato offerto dalla condanna di due poliziotti della stradale (l’ispettore capo Giuseppe Rollo di San Donato a 4 anni e l’agente Lorenzo Giancane a 3 anni e 6 mesi) riconosciuti colpevoli dei reati di concussione e omissione di atti d’ufficio per aver preteso quattro paia di scarpe per non fare una multa: «Il caso della condanna è semplicemente ridicolo se paragonato al reale traffico di denaro e protezionismo che c’è fra gli ispettori e i capi pattuglia della Stradale di Lecce». 

Mazzette Polstrada Lecce: i nomi di chi pagavaNell’esposto vengono evidenziate anomalie e denunciato «il comportamento delinquenziale e criminale» di alcuni poliziotti che «sotto le feste pasquali hanno professionalmente estorto ad automobilisti e commercianti somme di denaro contante in cambio di un trattamento di riguardo sulle loro infrazioni al Codice della strada». Al documento anonimo sono stati allegati anche «sette fogli in cui sono manoscritti nomi, cognomi, sigle di imprese e relativi importi, una vera e propria contabilità» una sorta di «registro di clienti protetti che per non incorrere in problemi pagano il pizzino sotto varie forme». 

Si tratta degli elenchi sottratti dall’armadietto di servizio dell’ispettore capo Francesco Reggio, ritenuto il «leader» dell’organizzazione parallela che si era formata nella sezione della Polstrada per rastrellare denaro, buoni benzina e «regali» fra imprenditori e commercianti. In cambio i mezzi delle ditte che pagavano avrebbero viaggiato senza rischiare multe e controlli. Di quei registri e di quelle annotazioni l’ispettore Reggio, arrestato insieme con altri 15 colleghi, ha riconosciuto la paternità, precisando che si trattava delle ditte del suo «giro». E che accanto ad ogni nominativo era annotato l’ammontare del «regalo». 

Decine e decine di aziende con l’annotazione di cifre: non meno di venti fino ad un massimo di 300. Ma non tutti all’interno della sezione della Stradale avevano aderito a «questo comportamento mafioso che realizza mancati introiti per lo Stato e un illecito arricchimento di questi usurpatori in divisa». A mettere in moto le indagini sono stati proprio quegli esposti ai quali, infine, è seguita una relazione di servizio scritta dalla poliziotta poi travolta dall’inchiesta e finita in carcere. Si tratta di Anna Maria Petrelli che, comunque, ha inteso prendere le distanza da quanto accaduto fornendo collaborazione e chiarimenti al magistrato. La poliziotta, che ha ammesso di aver ricevuto soldi e regali, ha annotato comunque su tre agende gli articoli ricevuti e da chi venivano consegnati. 

«Non saprei per quale motivo ma ho ritenuto opportuno effettuare le annotazioni in maniera così dettagliata per lasciar traccia di tutto quello che accadeva intorno a me non avendo la forza di denunciarlo direttamente agli organi preposti».
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