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Trivelle nello Jonio? Incubo per il turismo

Trivelle nello Jonio? Incubo per il turismo
di ENZO PALAZZO
Le trivelle avanzano sul mar Jonio. C’è una nuova richiesta di perforazioni marine alla ricerca di gas e petrolio avanzata questa volta dalla Appennine Energy. Perforazioni da 50 metri di distanza fino a 2 km dalla costa, nel solo tratto lucano, ma anche in quello tarantino: una selva di piattaforme marine di estrazione e lavorazione (centri oli galleggianti) da usurpare, se realizzata, il titolo di Oscura a quella di dantesca memoria.

02 Giugno 2009

di ENZO PALAZZO

Non c'è più la Consul Service a chiedere di trivellare il mar Jonio, ma il mar dei greci, nel tratto lucano e tarantino ritorna ad essere in pericolo. In serio pericolo. E con esso, tutte le infrastrutture e l’economia turistica dell’area, minacciate da una nuova richiesta di perforazioni marine alla ricerca di gas e petrolio avanzata questa volta dalla Appennine Energy. Nuove perforazioni da 50 metri di distanza fino a 2 km. dalla costa, nel solo tratto lucano, ma anche in quello tarantino: una selva di piattaforme marine di estrazione e lavorazione (centri oli galleggianti) da usurpare, se realizzata, il titolo di Oscura a quella di dantesca memoria.

La prima richiesta avanzata dalla Consul Service finì in alto mare, è il caso di dire, ufficialmente perché risultò lacunoso e pieno di errori il dossier burocratico per la richiesta di Via, Valutazione di impatto ambientale. Nella realtà, quel micidiale progetto di trasformare il Golfo di Taranto in una fotocopia del mare del Texas, fu affossata dalla risentita e decisa protesta degli operatori turistici, soprattutto di Bernalda, accompagnata da un’opportuna e ferma presa di posizione dei sindaci di Montescaglioso, Policoro, Pisticci, Bernalda, Scanzano Jonico e Nova Siri. I cui Consigli comunali, su proposta di un ordine del giorno del comune di Montalbano Jonico, votarono all’unanimità un documento nel quale, ritenendo incompatibili le estrazioni marine con la vocazione agroturistica della costa, si chiedeva alla Regione di intervenire e ai parlamentari lucani di impegnarsi per scongiurare la distruzione di un fondale marino e dell’economia di territorio. Sulla questione, sollevata dalla Gazzetta, intervenne anche l’assessore regionale Vincenzo Santochirico, che si dichiarò pubblicamente contrario alle trivelle nel mar Jonio, senza mai dar seguito però a un documento pubblico, come lamentato sia da organizzazioni di settore che ambientaliste.

Oggi, in piena campagna elettorale, la nuova minaccia di estrazioni marine della Appennine Energy mette sul piatto del dibattito politico questo nuovo attacco all’ambiente lucano e all’economia turistica faticosamente realizzata negli ultimi venti anni. L’Appennine Energy, guarda il caso, al pari della Consul Service, è controllata al 90 per cento dalla Consul Oil & Gas di Londra e ha sede in Roma agli stessi indirizzi della Consul Service, al numero 31 di via Alberico II. Sarebbe interessante sapere chi sono i padroni della Consul Oil & Gas di Londra, visto che sul sito di Assomineraria compare solo nella forma della sua controllata Appennine Energy, e come mai è così interessata ad alterare la vocazione turistica di uno dei golfi più belli del Mediterraneo, in cambio di un petrolio di scarsa qualità (come in genere è valutato il petrolio lucano, eccessivamente pieno di zolfo), tanto da provarci due volte: prima con una società controllata, la Consul Service, e poi con l’altra sigla, l’Appennine Energy.

«Considerato che il no dei comuni alle trivellazioni in mare, deliberato nei consigli comunali, resta inascoltato - dichiara il movimento antinuclearista No Scorie Trisaia - sarebbe opportuno, anche in ottica del federalismo già votato in Parlamento, che i sindaci del Metapontino e dell’Arco Jonico, con i rispettivi parlamentari lucani e pugliesi e i presidenti Vito De Filippo e Nichi Vendola, convocassero il ministro Claudio Scajola per definire, una volta per tutte il futuro del golfo di Taranto in merito alle estrazioni petrolifere. E che soprattutto, la Regione Basilicata, metta finalmente per iscritto la sua volontà contraria alle perforazioni». Con chiaro riferimento alla precedente presa di posizione pubblica dell’assessore Santochirico nei confronti della Consul Service, non seguita da nessuna delibera di Giunta.

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