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In Puglia e Basilicata

«Così la mala gestisce la "giustizia" in carcere»

«Così la mala gestisce la "giustizia" in carcere»
di LUCA NATILE 
Le confessioni di Giacomo Valentino, uno dei «mammasantissima» della famiglia malavitosa barese degli Strisciuglio, stanno svelando i segreti del clan della «Luna» (dal soprannome del boss Domenico «La Luna» Strisciuglio). Dallo scorso marzo, Valentino è a Rebibbia e sta ricostruendo gli ultimi dieci anni di storia criminale della città. In galera, per esempio, l'organizzazione gestiva i contenziosi, i soldi, la droga
• Stipendio fisso, risarcimenti alle famiglie e spese legali dai clan

02 Giugno 2009

BARI - Le confessioni di Giacomo Valentino, 45 anni, detto «Lo Zio», uno dei «mammasantissima» della famiglia malavitosa degli Strisciuglio stanno svelando i segreti del clan della «Luna». Dallo scorso mese di marzo Giacomo Valentino si trova nel carcere di Rebibbia a Roma. Sta ricostruendo gli ultimi dieci anni di storia criminale della città, incalzato dalle domande dei detective del Nucleo investigativo del Reparto operativo dei carabinieri e del Nucleo operativo della compagnia carabinieri San Paolo. I militari stanno raccogliendo le sue dichiarazioni per conto del magistrato antimafia Desirée Digeronimo, titolare delle inchieste più importanti sul clan capeggiato da Domenico «La Luna» Strisciuglio. 

Stando al racconto dello «Zio» il clan ha sempre esercitato un controllo rigido sui traffici illeciti in diversi quartieri della città, facendo valere la propria forza anche in carcere. 
Carabinieri: «Oltre che all’esterno, il clan Strisciuglio comandava anche all’interno del carcere di Bari?» 
Valentino: «Sì» 
Carabinieri: «Come avveniva, c’era un responsabile?» 
Valentino : «Sì, quando stavo io in carcere, il responsabile era Nicola Milloni, lui era il responsabile della sezione» 
Carabinieri: «La figura del responsabile a cosa serviva?». 
Valentino : «A tenere calma la sezione, oppure partiva qualche azione, qualsiasi ordine... se avveniva qualche contrasto, tagliavano» 
Carabinieri: «Esatto, quindi pestaggi... » 
Valentino : «Pestaggi, esatto, oppure se era un altro responsabile più buono, diceva “Uagliò, fai domandina e cambia sezione”, non lo toccavano. Che poi dopo cominciarono a fare così, ma prima cominciarono a tagliare» 
Carabinieri: «Comunque lei sapeva che all’interno del carcere c’era un responsabile per il clan Strisciuglio» 
Valentino : «Sì, era Nicola Milloni... mi ricordo un pestaggio di un certo Graziano dei Piperis... e stava pure Andrea M......, quello con i capelli lunghi. Però dice per il fatto di una ragazza... che era andato a sfottere. Andrea lo picchiò, lo portò sotto la capanna e lo picchiò... in più noi ci volevamo buttare e Andrea disse “No no, me la vedo io”, lo massacrò, poi arrivarono le guardie» 
Carabinieri: «Questo è l’unico episodio che ha visto di persona, però sapeva che ogni decisione veniva presa dal responsabile» 
Valentino: «Sì tutti dal responsabile dovevano andare» 
Carabinieri: «Se nel caso non c’era Milloni, il responsabile diventava il più alto in grado, il più grande non di età, ma di livello camorristico, funzionava così giusto?» 
Valentino: «Sì, di camorristico, oppure anche di malavita, anche se piccolo però di malavita è grande» 
Carabinieri: «Ma quando dicevano di fare qualche cosa, quelli che stavano in cella si parlavano tra loro?» 
Valentino: «Sì, si mettevano d’accordo... mettevano al corrente tutti oppure alle volte si faceva il cerchio, per non farsene accorgere dalle guardie». 
Carabinieri: «Oltre ai pestaggi, in carcere c’era introduzione di stupefacenti?» 
Valentino: «Sì, la droga. Il fumo» 
Carabinieri: «E di questo fumo come avveniva l’introduzione?» 
Valentino: «Passaggio dei familiari, oppure prima stava il lancio, dal palazzo di fronte»
Carabinieri: «Buttavano nel cortile interno?».
Valentino: «Sì, all’interno, proprio le panette arrivavano... il primo che si trovava le raccoglieva»
Carabinieri:«C’era qualcuno che la suddivideva tra i vari detenuti?» 
Valentino : «Sì, se stava Catacchio prendeva Catacchio, andava in cella, spartiva e poi giù all’aria “Questo a te, questo a te...”».
LUCA NATILE
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