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In Puglia e Basilicata

Usura, la Puglia al 3 posto nel Sud

Usura, la Puglia al 3 posto nel Sud
BARI - La Puglia si colloca al terzo posto nella tristissima classifica delle regioni dell’Italia meridionale, nelle quali gli usurai, purtroppo, trovano terreno fertile per i loro loschi affari. Le cifre, tutt’altro che incoraggianti, sono state snocciolate da monsignor Alberto D’Urso, segretario nazionale della Consulta delle Fondazioni antiusura e presidente della Fondazione antiusura «San Nicola e Santi Medici» di Bari.

31 Maggio 2009

di CARLO STRAGAPEDE

BARI -La Puglia si colloca al terzo posto nella tristissima classifica delle regioni dell’Italia meridionale, nelle quali gli usurai, purtroppo, trovano terreno fertile per i loro loschi affari. Le cifre, tutt’altro che incoraggianti, sono state snocciolate da monsignor Alberto D’Urso, segretario nazionale della Consulta delle Fondazioni antiusura e presidente della Fondazione antiusura «San Nicola e Santi Medici» di Bari, durante il convegno intitolato «Strumenti e finanziamenti per la lotta all’usura», tenutosi ieri nella Camera di commercio di Bari, per iniziativa dell’Unione giovani dottori commercialisti ed esperti contabili di Bari e di Trani e dei Giovani imprenditori aderenti a Confartigianato di Terra di Bari.

Il sacerdote antiusura parte dalle cifre diffuse dall’Associazione contribuenti italiani, secondo la quale «in Puglia ci sono 43mila famiglie e 64mila imprese a rischio di usura. Dati che collocano la nostra regione al terzo posto, nel Mezzogiorno d’Italia, dopo la Sicilia, con 238mila famiglie e 266mila imprese, e la Campania, con 150mila famiglie e 185mila imprese». Magra consolazione: «Seguono la Calabria e il Molise, quest’ultima regione con 1.200 famiglie e 12mila imprese», sottolinea monsignor D’Urso.

Il dato complessivo è impressionante: «Nel Mezzogiorno - spiega ancora il sacerdote barese - sono a rischio d’usura 524mila famiglie e 590mila piccoli imprenditori». Un altro elemento sintomatico è l’«indebitamento medio», perché la esposizione verso la banca incoraggia troppo spesso il ricorso al prestito «della porta accanto»: «Il debito medio delle famiglie meridionali ha raggiunto la cifra di circa 24mila euro ciascuna, mentre quello dei piccoli imprenditori è di circa 43mila», è l’analisi di don D’Urso. Questo significa che la famiglia meridionale media ha accumulato, a oggi, un debito tale che, per sanarlo in un anno, dovrebbe versare 2mila euro al mese. Difficile, ai limiti della impossibilità. O no?

La Consulta delle Fondazioni antiusura è così attenta alle difficoltà economiche delle famiglie, che sta conducendo una battaglia a livello di Costituzione. Per fare in modo che lo Stato assista le famiglie finite nelle grinfie dei cravattari, almeno quanto è disposto ad aiutare gli imprenditori che si trovano in analoghe cattive acque. Per gli imprenditori che denunciano, esiste il Fondo nazionale di solidarietà antiusura, gestito dai prefetti. Le famiglie, invece, non vi possono accedere: per loro l’unica àncora di salvezza è rappresentata dalle Fondazioni.

Bene, la Consulta nazionale, per superare la discriminazione, si è dotata di un autorevolissimo parere - redatto da una quindicina di costituzionalisti fra i quali il barese Aldo Loiodice - che conferma la tesi della incostituzionalità della legge. Dopo il parere, sarà battaglia. Anche in Parlamento, se occorrerà.

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