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In Puglia e Basilicata

"Sputa nella fioriera del comissariato: schiaffi davanti alla figlia"

"Sputa nella fioriera del comissariato: schiaffi davanti alla figlia"
di TOMMI GUERRIERI
Scopre il furto dell’auto dal suo garage, sveglia la moglie - intestataria della vettura - e con la bambina si reca al posto di polizia per denunciare il furto subito. Lì, dopo due ore d’attesa nell’androne della struttura, viene invitato da un agente in borghese a seguirlo in una stanza. L’agente non avrebbe perdonato all’uomo di aver sputato in una fioriera dell’ufficio
• La Questura di San Severo: «A noi non risulta»

30 Maggio 2009

di TOMMI GUERRIERI

SAN SEVERO - Una giornata da dimenticare, quella di un quarantenne di San Severo. Una brutta avventura, iniziata alle prime luci dell’alba il 26 maggio e diventata col passare delle ore un vero incubo. Non un sogno, ma una realtà con tutti i connotati di una trama da film. L’uomo viene derubato della sua auto, si reca in commissariato per sporgere una denuncia e lì sarebbe stato maltrattato e picchiato da un agente. Il racconto che la presunta vittima fa alla redazione della “Gazzetta” ha proprio dell’incredibile. Scopre il furto dell’auto dal suo garage, sveglia la moglie - intestataria della vettura - e con la bambina si reca al posto di polizia per denunciare il furto subito. Lì, dopo due ore d’attesa nell’androne della struttura, viene invitato da un agente in borghese a seguirlo in una stanza. 

«Mi ha chiesto un documento di riconoscimento, gli risposi che ne ero sprovvisto, ma che comunque non mi serviva perché la denuncia la doveva fare mia moglie. Solo allora lui mi chiese la ragione per cui mi trovassi in commissariato, e io gliel’ho spiegata. Lui in piedi, a quel punto inizia ad urlare e a inveire contro di me, incolpandomi di averlo offeso per aver sputato nelle piante dell’ufficio. Io ancora un frastornato, ho iniziato a fare mente locale per capire il fatto. In effetti mentre passeggiavo mi era venuto da sputare e per non farlo a terra forse con un po' di leggerezza lo avevo fatto nel terreno di un grande vaso che era li, nell’androne. Comunque ero pronto a chiedere scusa e a fare ammenda dell’episodio, quando l’agente con scatto felino mi è saltato addosso e ha iniziato a scuotermi per la maglietta e a malmenarmi con degli schiaffoni sulle spalle, e a colpi di schiaffoni e grida mi strattonava per accompagnarmi fuori. Nel'androne erano tutti allarmati dalle grida dell’agente in preda ormai ad una crisi isterica, mentre assistevano ad una scena di violenza da film». 

L’agente mette poi alla porta l’uomo gridandogli «vai fuori, vai fuori». Questa la ricostruzione concitata dell’incredibile episodio. L’uomo stava naturalmente pensando di sporgere denuncia, ora non più solo per il furto d’auto, ma anche per l’aggressione appena subita. A dissuaderlo le parole di un altro agente che gli ha spiegato che il suo collega, lo sconsiderato poliziotto «era un po' esaurito e pieno di problemi, che era stato già rimproverato dal dirigente e che sarebbe stato trasferito ad un servizio senz'arma in ufficio». 

La bambina e la moglie in lacrime, incredule e spaventate. «Le ho tranquillizzate e ce ne siamo andati a casa con tanto di quell'amaro in bocca che non mangiai ne a pranzo ne a cena. Premesso che non ho mai avuto problemi con la giustizia e non sono un delinquente, di mestiere faccio l’imprenditore turistico. Vivo di lavoro. Ma non può essere che una persona venga maltrattata dai delinquenti che ti entrano in casa e ti fregano quello che possono, e poi quando vai da quelli che dovrebbero tutelarti dalle ingiustizie, ti prendono a schiaffi e ti sbattono fuori».

• La Questura: «A noi non risulta»
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