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Il carcere di Foggia scoppia: «Siamo in 5 in ogni cella»

Il carcere di Foggia scoppia: «Siamo in 5 in ogni cella»
Una lettera di un detenuto, che denuncia il sovraffolamento, porta all’attenzione la situazione nel carcere foggiano. Al momento ci sono 736 detenuti, mentre ne dovrebbe ospitare 390. Il 20 per cento sono stranieri, il 60 per cento è in attesa di giudizio
• Prima dello «Squalo» film dedicato ai detenuti

29 Maggio 2009

FOGGIA - La lettera scritta alla nostra redazione da un detenuto del carcere foggiano è firmata simbolicamente: «i discriminata di massa». In maniera garbata chi scrive (pur scegliendo l’anonimato) denuncia una situazione - il sovraffollamento delle celle - confermata da chi lavora nella casa circondariale del capoluogo dauno.

Le cifre datate 27 maggio parlano di 736 detenuti rinchiusi nella struttura alle «Caseremetta», a fronte di una capienza ottimale di 390 persone. In pratica nelle 13 sezioni del carcere di Foggia inaugurato 21 anni, c’è quasi il doppio dei detenuti previsti: se le celle sono state costruite per ospitare due reclusi, ce ne sono quattro o cinque. Il 20 per cento della popolazione carceraria è rappresentato da stranieri di varie etnie: circa 400 sono invece i detenuti in attesa di giudizio. A fronte di una popolazione carceraria così numerosa, il numero della polizia penitenziaria non è che aumenti e rimane intorno a quota 340 persone, comprese quelle addette alle scorte dei detenuti ai processi e in altre carceri. In alcune sezioni quindi si finisce con un solo poliziotto penitenziario che deve controllare sino a 60/70 detenuti (e malgrado queste carenze di organico proprio il pronto intervento della polizia penitenziaria più di una volta ha evitato suicidi in cella).


In linea teorica il carcere di Foggia (dove esiste una sezione cosidetta «As», ad alta sicurezza, per gli imputati di mafia ma non c’è il reparto 41 bis che prevede un durissimo regime carcerario) dovrebbe ospitare non più di 390 detenuti; ma sino a 500 reclusi la situazione è tollerabile. Quando si arriva invece quasi al doppio della capienza, la situazione diventa di grande disagio. La situazione ottimale si registrò nell’estate del 2007, un anno dopo l’indulto, quando nel carcere di Foggia c’erano poco più di 300 detenuti. Meno detenuti significa più possibilità per psicologici e operatori sociali (pochi pure quelli) di seguire i carcerati nel tentativo di un percorso di recupero.

La situazione drammatica all’interno del carcere è testimoniata dalla lettera giunta alla «Gazzetta». «Faccio appello al ministro di Giustizia» scrive il detenuto «perchè ci possa aiutare a vivere almeno dignitosamente: vogliamo pagare le nostre condanne, ma senza subire soprusi. Perchè è un sopruso il sovraffollamento nel quale siamo costretti. Viviamo in condizioni illegali, e questo finisce per essere una beffa vera e propria per la Legge che dovrebbe tutelare la dignità e le condizioni umane: la situazione di invivibilità nelle carcere italiani va avanti da anni».

Nella lettera il detenuto annuncia anche che anche i carcerati foggiani aderiranno ad una forma pacifica di protesta decisa a livello nazionale (anche se non viene spiegato in cosa consisterà questa protesta). «La mettiamo al corrente signori ministero che, se prima dell’estate il problema dovesse accentuarsi a vista d’occhio, noi detenuti del carcere di Foggia faremo sentire la nostra voce aderendo alla protesta che altri carcerati in varie prigioni italiane hanno deciso di attuare. Sarà una protesta pacifica al fine di poter vivere dignitosamente in cella».

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