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Brindisi, contrabbando e riciclaggio: ecco i nomi

Brindisi, contrabbando e riciclaggio: ecco i nomi
BRINDISI - Sette condanne ed una serie di prescrizioni, a più di otto anni di distanza, per quella che fu definita come una delle operazioni più imponente della Guardia di Finanza contro il riciclaggio dei proventi del contrabbando. All’epoca - era il 12 marzo del 2001 - le manette scattarono per una ventina di persone, tra le quali anche alcuni insospettabili che avrebbero in qualche modo riciclato i miliardi di lire legati al traffico delle sigarette tra le due sponde dell’Adriatico

29 Maggio 2009

di Vincenzo Sparviero

BRINDISI - Sette condanne ed una serie di prescrizioni, a più di otto anni di distanza, per quella che fu definita come una delle operazioni più imponente della Guardia di Finanza contro il riciclaggio dei proventi del contrabbando.

All’epoca - era il 12 marzo del 2001 - le manette scattarono per una ventina di persone, tra le quali anche alcuni insospettabili che avrebbero in qualche modo riciclato i miliardi di lire legati al traffico delle sigarette tra le due sponde dell’Adriatico.

Ieri mattina, i giudici hanno emesso la sentenza per gli imputati che non avevano patteggiato o erano già usciti dall’inchiesta per aver chiarito la loro posizione o con l’abbreviato.

I giudici hanno avuto la mano pesante con la famiglia Cannone.

Oscar Cannone, brindisino di trentotto anni, è stato condannato a sei anni di reclusione e al pagamento di cinquemila euro di multa. Un anno in meno per Ciro e Maria Teresa Cannone, rispettivamente di 63 e 42 anni. La donna pagherà anche una multa di 4000 euro.

Condannato a quattro anni e mezzo Renato Borlenghi, 65 anni originario della provincia di Cremona. Pagherà 3000 euro di multa. Sconteranno entrambi tre ani e pagheranno 2.200 euro, invece, Angelo Rizzi (brindisino di 63 anni) e Renato Dionisio (80 anni della provincia di Brescia).

Infine, condanna a due anni e otto mesi di reclusione per l’imprenditore brindisino Biagio Pascali di 59 anni. Pascali pagherà una multa di duemila euro.

Era stata il pubblico ministero Adele Ferraro a sollecitare ai giudici le pesanti condanne per i presunti riciclatori.

Chi rispondeva solo di contrabbando - come il pentito Antonio Tagliente, detto «faccia bianca» e «scasciapiatti» se l’è cavata con la prescizione. Qualcuno, infine, è stato assolto.

A coordinare il lavoro della Guardia di Finanza e chiedere gli arresti era stato l’allora sostituto Sergio Mario Tosi.

Come si diceva, l’accusa principale era di aver riciclato i proventi del contrabbando.

Oscar e Maria Teresa Cannone, ad esempio, gestendo la loro azienda che faceva capo al padre Ciro «attraverso simulati finanziamenti per due miliardi di lire erogati dal 1994 al 1997 - è scritto negli atti del processo -, trasferendo il denaro in banche estere site a Montecarlo, San Marino e alle Bahamas si adoperavano ad occultare denaro riveniente dall’illecita attività del padre». I legali - gli avvocati Giancarlo Camassa e Gianvito Lillo - hanno già annunciato ricorso in appello.

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