Lunedì 15 Agosto 2022 | 14:37

In Puglia e Basilicata

Piccoli uomini muoiono  nell’antica Peucezia

Piccoli uomini muoiono  nell’antica Peucezia
Si inaugura oggi a Rutigliano (Bari) nel Museo civico archeologico «Grazia e Pietro Di Donna» (ore 18.30), la mostra «Giochi e culti oltre la vita. Tombe infantili del V secolo a. C. dalla necropoli di Purgatorio. Intervengono il direttore generale per i beni culturali Ruggero Martines, il sindaco Lanfranco Di Gioia, il sovrintendente archeologico Giuseppe Andreassi e Ada Riccardi. La mostra resterà aperta fino all’8 dicembre

28 Maggio 2009

di GIACOMO ANNIBALDIS 

Doveva essere molto cara ai suoi la fanciullina sepolta nel V secolo in una necropoli presso Rutigliano (Bari). Contro le consuetudini funebri che prevedevano per i bambini deposizioni più semplici e meno ricche di corredo, per la ragazzina peucezia fu offerto uno sfarzoso bagaglio di piccoli gioielli e di oggetti quotidiani, che potessero rendere meno disagevole la sua vita nell’aldilà. Il suo sarcofago era stato ridipinto di rosso, come anche rosso era il lastrone che chiudeva la sepoltura. 

Quattro spilloni di argento trattenevano i lembi del vestito della giovanissima defunta, e oggetti di bronzo - materiale prezioso per quel tempo e destinato solo a prìncipi e guerrieri - dovevano mostrare la sua appartenenza al clan dominante: erano un colino con manico a collo di cigno e una «pàtera» (una sorta di padella, che poteva fungere da specchio), anch’essa con manico a collo di uccello e cesellato in palmette. 

Ma a stupire di più sono le ceramiche, alcune domestiche altre più raffinate e figurate, plasmate da artisti ateniesi: una coppa raffigura al centro un citaredo ammantato (il dio Apollo?) con la sua cetra a cassa armonica di carapace; mentre su un vaso, un satiro insegue una menade dopo aver abbandonato per terra la sua coppa potoria a forma di corno; e su un altro vaso dei giovani si trattengono in una conversazione sospesa nel tempo... A impreziosire il corredo ceramico, c’è una pisside importata dalla greca Corinto, con tre manici figurati (busti di ragazze) e un coperchio sovrastato da una sfinge alata: rarissimo esemplare. Vasetti in faïance fenicia, a onde colorate, dovevano contenere profumi e unguenti ed erano contenuti in una beautycase per la toilette della ragazzina, un contenitore forse ligneo, di cui sono sopravvissuti i possibili manici e le borchiette di bronzo. Un bel vasetto con plastico volto femminile, quasi una bambolina, era il sigillo di una sfera ludica e infantile che ormai maturava verso l’età adulta. 

Questo ricco corredo sarà da oggi esposto a Rutigliano nel museo civico archeologico «Grazia e Pietro Di Donna» per la piccola mostra «Giochi e culti oltre la vita», curata da Ada Riccardi della Soprintendenza Archeologica di Puglia. Vorrebbe essere il primo passo, un assaggio, di ciò che sarà il museo quando, finalmente, si riuscirà ad aprirlo non ad intermittenza, come purtroppo è avvenuto finora. E solo allora, il museo presenterà una delle «collezioni» più eclatanti dell’archeologia pugliese: i reperti della necropoli scoperta tra gli anni 1976-1980 in località Purgatorio, quasi al confine con il territorio di Turi. In quel sito riemersero circa 400 sepolture databili tra il VI e il III secolo a. C., con invidiabili corredi di ceramica figurata (molti vasi attici) che finora sono stati presentati qui e là in mostre disparate, ma ancora attendono uno studio complessivo. 

A cominciare dalla individuazione della polis della Peucezia cui appartenevano i defunti. Che non poteva essere l’antica Azetium, e che a tuttora resta anonima. Le testimonianze funebri inducono a credere tuttavia che fosse ricchissima e rilevante pol iticamente. 

Delle 400 tombe di Purgatorio un terzo erano sepolture di bambini e ragazzi. La mostra ne presenta altre due. Una conteneva la salma di un’altra fanciulla. Il suo corredo era formato da ceramica locale, e da una statuetta fittile che fungeva da bambolina. Il braccino della defunta era minuscolo, come si desume dall’armilla a serpentina in bronzo. Una collanina le cingeva il collo, formata da vaghi di cipree, le conchigliette dedicate ad Afrodite. Un’altra sepoltura invece aveva raccolto tre piccoli, di un’età che non superava i 5 anni, presumibilmente in momenti diversi, sì che il corredo dei precedenti era stato spostato in un ripostiglio esterno al sarcofago. Un grosso maialino era il giocattolino per uno degli infanti, il «tintinnabulo» vivamente colorato e che risuonava per le pietruzze interne. Due piccoli vasetti (askoi) attraggono l’attenzione per la loro forma: uno è a ciambellina con uccelli che beccano le bacche di alloro. Ma è soprattutto una coppa a figure rosse a squarciare il velo del tempo sulla quotidianità del V secolo. Nel fondo è raffigurato un «didascalos», il maestro che istruisce un ragazzino. Scene di «paidéia» si ripropongono anche sulle pareti della coppa, con altri due istruttori che impartiscono la loro lezione a rispettive coppie di fanciulli. I maestri brandiscono il bastone, non certo per sostenersi ma per punire. 

Nel V secolo la società della Peucezia aveva assimilato la cultura ellenica, la classe dominante aveva fatto proprio il «galateo» greco. E, a quanto pare, aveva anche importato dal mondo greco le regole per istruire e crescere i propri ragazzi, destinati a essere i cittadini del futuro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725