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In Puglia e Basilicata

Mesagne, giallo su una delibera comunale

Mesagne, giallo su una delibera comunale
Per una, quella pubblicata sul sito istituzionale del comune di Mesagne e quindi resa ufficiale, il responsabile di servizio avrebbe dato «parere favorevole», l’altra copia, quella depositata nel palazzo di città nel cosiddetto registro delle delibere, presenterebbe una correzione scritta a mano con cui il parere del responsabile di servizio sarebbe «non richiesto»

27 Maggio 2009

MESAGNE - Un mistero aleggia intorno alla delibera n°227 del 2008, documento sul quale è incentrata la pesante interpellanza generale presentata dall’intero centrosinistra ed usata come una clava contro l’assessore al Turismo ed allo Spettacolo Domenico Magrì. Nella scorsa conferenza dei capigruppo è stato stabilito che tale interpellanza non sarebbe stata discussa, al fine di evitare eventuali strumentalizzazioni politiche nel pieno della campagna elettorale. Questa, almeno, la posizione del centrodestra unito insieme con il neonato partito vendoliano Sinistra e Libertà. Contrariato da tale scelta invece il Partito Democratico, il quale secondo voci acclarate comunque tenterà di sortire l’argomento dal cilindro della discussione, forse utilizzando lo strumento della domanda di attualità. Secondo i firmatari, Magrì si sarebbe assunto la responsabilità di sforare di circa 20mila euro la spesa prevista dalla delibera, aumentando di cinque gli spettacoli selezionati e ipotizzando un atteggiamento di favore nei confronti di una locale agenzia di spettacoli. Ciò senza aver sentito il parere del responsabile di servizio. Solo che della delibera discussa esisterebbero due versioni. Per una, quella pubblicata sul sito istituzionale del comune di Mesagne (www.comune. mesagne.br.it) e quindi resa ufficiale, il responsabile di servizio avrebbe dato «parere favorevole», confermando inoltre i contenuti dell’«allegato unico » in cui i cinque spettacoli ed il relativo costo suppletivo sarebbero già stati preventivati. L’altra copia, quella depositata nel palazzo di città nel cosiddetto registro delle delibere, presenterebbe una correzione scritta a mano con cui il parere del responsabile di servizio sarebbe «non richiesto». Anche il brogliaccio portato in giunta in quell’ot - tobre del 2008 confermerebbe tali premesse. Quale «manina» potrebbe aver corretto la delibera «a posteriori»? E per quali reconditi motivi? La grafia – secondo coloro che hanno potuto analizzare le due copie del medesinmo documento – sarebbe completamente diversa da quella dell’as - sessore Magrì. Allora un’indagine interna si esige, troppo spesso il dubbio ha sporcato destini immacolati. [g. flo.]
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