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In Puglia e Basilicata

Lecce: alla Fiat  Cnh, 13 settimane di cassa integrazione

Lecce: alla Fiat  Cnh, 13 settimane di cassa integrazione
Ennesima attesa vanificata: i cancelli dello stabilimento di Lecce-Surbo famoso in tutto il mondo, rimarranno chiusi fin dopo Sant’ Oronzo. Il Gruppo Fiat ha inviato ai sindacati la comunicazione più preoccupante: 540 operai non rientreranno in fabbrica l’8 giugno, bensì il 29 agosto. Giovedì un incontro tra sindacati e rappresentanti aziendali
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25 Maggio 2009

LECCE - Ennesima attesa vanificata: i cancelli della Fiat-Cnh, il Case New Holland di Lecce-Surbo famoso in tutto il mondo, rimarranno chiusi fin dopo Sant’ Oronzo. I lavoratori speravano di poter rientrare sul posto di lavoro all’inizio del prossimo mese, come da accordi precedenti. Dovranno invece aspettare altre 13 settimane. Il Gruppo Fiat ha inviato ai sindacati la comunicazione più preoccupante: 540 operai non rientreranno in fabbrica l’8 giugno, bensì il 29 agosto, per la sopravvenuta proroga della cassa integrazione guadagni ordinaria. 

Il rinnovato ricorso all’ammortizzatore sociale, senza rientro in fabbrica, è l’ennesima picconata alle speranze di centinaia di famiglie, alcune delle quali ormai ridotte ai minimi termini dopo oltre 8 mesi di cassa integrazione (700 euro al mese). C'è un doppiofondo in questa lugubre proroga: ad agosto, periodo tradizionalmente riservato alle vacanze, gli operai continueranno a percepire il magro contentino statale non avendo nel frattempo maturato alcun diritto alle ferie. E neanche, ovviamente, alle indennità legate alle presenze, ai permessi, al Tfr, ai premi presenza. 

La portata della crisi che ha colpito la Fiat-Cnh, eccellenza in una nicchia abbastanza forte dell’automotiv, la produzione di macchine movimento terra, appena un anno fa era inimmaginabile. La scorsa primavera, la Cnh era il fiore all’occhiello dell’economia salentina: 100mila macchine prodotte ed una fama mondiale dovuta non tanto all’apparizione delle macchine in «007-Casino Royale» o del marchio sulle maglie della Juventus, quanto piuttosto alla qualità della produzione, che per tanta parte nasceva nel Salento (basti pensare, per esempio ai radiatori). 

La crisi probabilmente tocca con questo provvedimento il fondo. Il guaio è che ancora non si intravede alcuna prospettiva: «Si allontana il rientro in fabbrica e quindi il ritorno alla produzione. Se un’azienda sta chiusa e non produce è destinata a perdere quote del mercato mondiale - dice il segretario provinciale della Fim-Cisl, Sergio Calò - Spero che si continui almeno a puntare sul centro Elasys, l’azienda del Gruppo impegnata nella ricerca e nella sperimentazione». Mentre giacciono ancora sul piazzale dello stabilimento 400 macchine in cerca di proprietario, la Fiat scende nel Salento: giovedì Vincenzo Retus, responsabile Relazioni industriali-Mondo, incontrerà nella sede di Confindustria i sindacati. [s.l.]
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