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In Puglia e Basilicata

Tratta delle nigeriane dalla Libia fino a Bari

Tratta delle nigeriane dalla Libia fino a Bari
di LUCA NATILE
BARI - Si annida in città e in alcuni comuni dell’area metropolitana, una delle cellule operative di una vasta organizzazione di nuovi «schiavisti». I componenti di questo nucleo clandestino sono uomini e donne nigeriane, cui spetta accogliere, trovare una sistemazione e gestire la permanenza sul territorio di ragazze nigeriane, molte anche minorenni, giunte clandestinamente in Puglia, passando attraverso la Libia. E' questo il rusultato dell'inchiesta avviata dal sostituto procuratore antimafia Giuseppe Scelsi.

24 Maggio 2009

di LUCA NATILE

BARI - Si annida in città e in alcuni comuni dell’area metropolitana, una delle cellule operative di una vasta organizzazione di nuovi «schiavisti». I componenti di questo nucleo clandestino, che agisce confondendosi nella comunità africana residente a Bari, sono uomini e donne nigeriane, cui spetta accogliere, trovare una sistemazione e gestire la permanenza sul territorio (o il trasferimento verso altre zone d’Italia) di ragazze nigeriane, molte anche minorenni, giunte clandestinamente in Puglia, passando attraverso la Libia (luogo di imbarco e testa di ponte dell’organizzazione di trafficanti) e destinate a divenire, il più delle volte contro la loro stessa volontà, prostitute.

L’inchiesta aperta dal sostituto procuratore antimafia Giuseppe Scelsi è stata affidata alla squadra mobile (diretta da Luigi Liguori) e in particolare agli specialisti della sezione «fasce deboli» guidati da Pasquale Testini. Obiettivo individuare le trame intrecciate dai criminali operanti tra Nigeria, Libia e Europa e risalire a identità e ruoli ricoperti da singoli componenti dell’associazione che opera con sistemi mafiosi.

Dal riserbo che sta accompagnando il lavoro degli investigatori filtra l’indiscrezione che sarebbero una trentina le persone il cui nome compare nel fascicolo d’inchiesta. A loro carico il magistrato inquirente ipotizza il reato di associazione a delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani e allo sfruttamento della prostituzione. Secondo la ricostruzione dei detective una parte di queste donne, una volta in Italia, vengono vendute ad altre organizzazioni che le sfruttano.

Proprio indagando su questa tratta la Dda è riuscita a «intercettare» i dialoghi tra alcuni presunti complici e favoreggiatori della organizzazione che evocano le fasi più drammatiche e fanno riferimento alle probabili cause del naufragio di due imbarcazioni a largo della Libia, avvenuto tra il 28 e il 29 marzo scorso. In quella tragedia hanno trovato la morte circa 600 disperati. Dopo aver ascoltato qeui dialoghi il pm Scelsi ha avviato un’indagine sul naufragio ipotizzando il reato di strage colposa ed ha iscritto nel registro degli indagati un cittadino nigeriano.

A quanto pare gli investigatori, ricostruendo le rotte di questo flusso migratorio clandestino, destinato ad alimentare la compravendita di essere umani, sarebbero riusciti a trovare traccia di episodi di corruzione o di tentata corruzione nei confronti dei sorveglianti dei centri di accoglienza per immigrati che si trovano in Libia A quanto pare, delle contrattazioni tenute con i sorveglianti dei campi, gli indagati, indagati ne parlerebbero al telefono. Anche per far luce su questi episodi, il pubblico ministero ha inviato nel dicembre 2008 alla Libia una richiesta di rogatoria che è finora rimasta senza risposta.

Nell’inchiesta sarebbero finiti anche i colloqui di alcune sfruttatrici dei traffici (le cosiddette «maman») che parlano di donne da far fuggire dai centri di accoglienza italiani (in un caso si parlerebbe di Lampedusa) per poi «recuperarle» altrove. Nei giorni trascorsi gli investigatori sono entrati in possesso di elementi che facevano ipotizzare l’imminente partenza dalla Libia di imbarcazioni con a bordo immigrati clandestini diretti in Italia.

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