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In Puglia e Basilicata

Picchia la compagna  per farla abortire

Picchia la compagna  per farla abortire
BARI - Questa volta il Centro assistenza richiedenti asilo (Cara) di Palese è solo il teatro di una vicenda che sarebbe potuta accadere ovunque: una storia di violenza, di degrado e di disperazione. Un nigeriano ha picchiato selvaggiamente la compagna procurandole ferite giudicate guaribili in 30 giorni, con il solo obiettivo di procurarle un aborto
• Un ambulatorio pediatrico per i bambini del Cara di Palese

24 Maggio 2009

BARI - Questa volta il Centro assistenza richiedenti asilo (Cara) è solo il teatro di una vicenda che sarebbe potuta accadere ovunque: una storia di violenza, di degrado e di disperazione. Protagonisti, venerdì sera, Okungbowa Osamuyi, un nigeriano di 24 anni e la sua compagna di 21. Ebbene, l’uomo ha picchiato selvaggiamente la ventunenne procurandole ferite giudicate guaribili in 30 giorni, con il solo obiettivo di procurarle un aborto. L’uomo è stato arrestato dalla polizia in flagranza di reato con l’accusa di lesioni personali gravi. 

A richiamare l’attenzione dei poliziotti sono state le urla della donna. Alla vista degli agenti, il giovane ha tentato la fuga nascondendosi in un bagno ma è stato subito rintracciato ed arrestato. La ragazza, soccorsa e condotta all’ospedale San Paolo del capoluogo, ha riportato ferite a un occhio e una minaccia d’aborto. Le ferite all’occhio sono molto gravi: la donna rischia di perdere la vista da un occhio, anche se i medici non disperano di evitarlo, così come stanno facendo di tutto perché la donna possa portare a termine la gravidanza. 

Gli investigatori hanno cercato, interrogando la ragazza, di comprendere i motivi del folle gesto del suo compagno. I due potrebbero - ma il condizionale è d’obbligo - addirittura essere sposati, con un rito in Nigeria. Dei documenti che attestino l’unione, comunque, non v’è nessuna traccia. Sta di fatto che, secondo le prime ipotesi investigative, il nigeriano non gradiva che la sua compagna mettesse al mondo un bimbo. 
Forse - ma anche questa è una ipotesi investigativa al momento non supportata da riscontri oggettivi, che l’uomo costringesse la ventunenne a prostituirsi, seppur saltuariamente. Lo stato di gravidanza, in definitiva, avrebbe impedito alla donna di continuare nell’attività più antica del mondo. Pare che la ragazza non gradisse questo tipo di vita e che abbia visto il fatto d’essere incinta come una liberazione. Non era la prima volta che veniva selvaggiamente picchiata. Questa volta, purtroppo, ha subito una violenza ancora maggiore. [r.c.]
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