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In Puglia e Basilicata

«In Puglia avete una luce  molto cinematografica»

«In Puglia avete una luce  molto cinematografica»
di LIVIO COSTARELLA
Intervista col pluripremiato direttore della fotografia Luca Bigazzi. Una «lectio magistralis» a Bari per i ragazzi dell’Accademia del quartiere San Pio

23 Maggio 2009

di LIVIO COSTARELLA 

«Mi capita spesso di tenere lezioni in accademie cinematografiche e condividere la mia professionalità con i giovani studenti e appassionati di cinema. Posso dire che poche volte ho riscontrato una simile attenzione e preparazione culturale, oltre alla capacità di capire perfettamente di cosa si stava parlando». A parlare così è Luca Bigazzi (tra i più noti direttori della fotografia del cinema italiano), dopo una «lezione magistrale » tenuta all’Accademia del Cinema Ragazzi del Quartiere San Pio, nell’ambito delle iniziative organizzate dalla cooperativa Get. 

Le prossime, nel mese di maggio, si terranno il 29 (incontro con Capare zza) e il 30, giorno in cui gli studenti incontreranno l’Accademia internazionale per le Arti e le scienze dell’immagine dell’Aquila (saranno presenti il direttore didattico Alessia Moretti e il direttore artistico Piercesare Stagni). 

Quanto a Bigazzi, il David di Donatello 2009 per la fotografia per Il Divo di Paolo Sorrentino (preceduto dallo stesso premio vinto lo scorso gennaio al Bari FilmFest) è l’ennesimo suggello di una carriera ricca di successi e di tantissimi film dal grande fascino fotografico: basterà citare i precedenti David di Donatello vinti con Lamerica di Amelio (1995), Pane e tulipani di Soldini (2000), Le conseguenze dell’amore di Sorrentino (2005) e Romanzo criminale di Placido (2006). 

«Mi fa ben sperare – dice Bigazzi – la “fame” che c’è oggi in chi studia seriamente cinema. Al Sud, poi, si sta lavorando benissimo: merito dell’Apulia Film Commission barese che sta operando in maniera illuminata come a Torino, a differenza di quella milanese che invece è assente». 

Le è capitato di lavorare su qualche set pugliese? «Sono stato un mese a Taranto, nel 1997, per Le acrobate di Soldini. In questa terra c’è un’ottima incidenza della luce». 
Cosa direbbe a un giovane desideroso di intraprendere questo mestiere? «Ci vuole alla base una grandissima passione per il cinema. Bisogna nutrirsi di tantissimi film visti in sala e abbandonare la dannosa visione in tv di un lungometraggio. Ma soprattutto bisogna partire dalla consapevolezza che un direttore della fotografia, da solo, vale zero in un film: quello che è importante è la storia e la tecnica della narrazione. È come essere strumentisti in un’orche - stra: bisogna saper suonare, ma in primo luogo seguire le indicazioni di un regista col quale ci vuole totale sintonia». 
Lei non ha mai lavorato per la fiction televisiva. Come mai? «La fiction è la negazione totale dell’estetica cinematografica. Peraltro tutto ciò che passa dal tubo catodico è lontanissimo dal mio modo di pensare. La televisione è ormai un veicolo di contenuti banali e reazionari». 
E sulla presunta morte del cinema italiano di cui parlano molti critici? «In Italia criticare negativamente tutto è uno sport masochistico. Il nostro cinema è in salute e di altissimo livello: è vario, interessante, moderno. Inoltre si girano splendidi film con piccoli budget. Questo dovrebbe farci riflettere».
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