Domenica 25 Settembre 2022 | 16:07

In Puglia e Basilicata

Melissano, pozzi inquinati dall'azienda dei sottaceti

Melissano, pozzi inquinati dall'azienda dei sottaceti
Acqua «a rischio». Ieri il prefetto Mario Tafaro ha convocato cinquanta sindaci per un confronto sull’uso di una risorsa sempre più preziosa. Ma anche per sollecitare controlli ed attenzione sui fenomeni di avvelenamento della falda. Le analisi di Arpa e Inca hanno confermato la presenza di diossina ed altre sostanze tossiche nelle acque del depuratore di Melendugno. Ed a Melissano i pozzi sono inquinati dall’azienda dei sottaceti, come verificato dal blitz dei carabinieri del Noe.

23 Maggio 2009

MELISSANO - Le analisi compiute su alcuni campioni di acqua prelevata dai pozzi ubicati nelle vicinanze di una azienda indiziata di inquinare la falda acquifera hanno confermato i sospetti. E ieri mattina i carabinieri del nucleo ecologico operativo di Lecce hanno fatto scattare il sequestro preventivo sugli immobili di un’azienda situata in una zona periferica del paese, attiva nel settore del confezionamento di prodotti agroalimentari. 

Insomma, traditi dai sottaceti. Sarebbe stato proprio il continuo sversamento di sostanze e scarti di produzione contaminati da cloruro a produrre l’inquinamento della falda. Ai proprietari della ditta in questione i militari del Noe hanno contestato l’ipotesi del reato di scarico di acque reflue senza autorizzazione e di getto pericoloso di cose. Ma agli stessi titolari è stato addebitato anche il reato di abusivismo edilizio, dal momento che a seguito del blitz sono emerse alcune irregolarità nella costruzione e nella realizzazione delle strutture adibite a capannoni e a sede di produzione.


I sigilli hanno interessato un locale utilizzato per la preparazione di prodotti semilavorati, due tettoie usate come deposito, per un’estensione complessiva di 400 metri quadrati, ed il piazzale esterno attiguo alle strutture prefabbricate che si estende per circa 600 metri quadrati. Inoltre. Sotto sequestro sono finite anche due vasche interrate utilizzate per la raccolta di reflui speciali. 

Nel locale, nelle due aree coperte con tettoie e negli spazi esterni della struttura delimitata da un muro di cinta erano depositate centinaia di bidoncini di plastica normalmente utilizzati per lo smaltimento di reflui e di scarti di produzione.

Continuano dunque senza sosta le attività dei carabinieri del Noe di Lecce volte alla tutela del territorio contro ogni tipo di inquinamento, soprattutto quello della falda acquifera. Così come emerso nelle ultime settimane, le indagini ed i controlli svolti su tutto il territorio provinciale hanno interessato soprattutto pozzi privati e depuratori comunali, ed hanno portato alla luce, da ultimo, i casi di inquinamento registrati a Lecce, Seclì, Parabita e Melendugno

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