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In Puglia e Basilicata

Brindisi, 250 proprietari di «Acque chiare» dal ministro. Lui: vedrò

Brindisi, 250 proprietari di «Acque chiare» dal ministro. Lui: vedrò
Non avrebbe potuto mai lasciare il Tribunale di Brindisi il ministro Angelino Alfano - al termine delle celebrazioni degli 80 anni del Tribunale di Brindisi - senza incontrare almeno una rappresentanza dei 230 proprietari delle altrettante ville del villaggio «Acque Chiare», ormai da un anno posto sotto sequestro dalla magistratura brindisina per lottizzazione abusiva. Il ministro della giustizia ha promesso: mi occupero del caso. x

23 Maggio 2009

BRINDISI - «Siamo parte lesa, in buona fede, terzi incolpevoli eppure subiamo solo noi proprietari, con le nostre famiglie, le peggiori conseguenze dei presunti illeciti commessi da altri».

Non avrebbe potuto mai lasciare il Tribunale di Brindisi il ministro Angelino Alfano - al termine delle celebrazioni degli 80 anni del Tribunale di Brindisi - senza incontrare almeno una rappresentanza dei 230 proprietari delle altrettante ville del villaggio «Acque Chiare», ormai da un anno posto sotto sequestro dalla magistratura brindisina per lottizzazione abusiva. Erano in tanti, ieri, tra i proprietari di quelle villette - molti dei quali regolari pagatori fin dall’acquisto di rate di mutuo mensili, oltre che di Ici e Tarsu - ad aver deciso di prendersi un giorno di ferie, proprio per raccontare al ministro il paradosso di cui sono loro malgrado protagonisti: l’acquisto di case che non possono abitare, a causa di illeciti ed abusi commessi da altri. «Una condizione esasperante - spiega Franca Sergio, pediatra e componente la delegazione dei proprietari intervenuta ieri in Tribunale - per 230 famiglie che sono proprietarie solo sulla carta. Per nessuna ragione al mondo - spiega la Sergio - avremmo perso l’occasione di avere un faccia a faccia col guardasigilli sulla vicenda Acque Chiare».

Per questo, a margine della celebrazione degli 80 anni di vita del Tribunale di Brindisi, ha avuto luogo l’incontro - sia pure in una saletta assai angusta, incomprensibilmente resa inaccessibile ai giornalisti - tra una folta delegazione di proprietari e il ministro.

«Signor ministro - hanno scritto tra le altre cose i componenti di un gruppo di cittadini di Acque Chiare nel documento consegnato allo stesso Guardasigilli - neanche ai parenti dei mafiosi è stato riservato un simile trattamento restrittivo e avvilente». Il riferimento è alla situazione determinatasi da quel 29 maggio 2008, ossia dal «blitz attuato ad opera del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Brindisi - scrivono i proprietari di Acque Chiare - che, su disposizione della Procura della Repubblica di Brindisi, eseguì il sequestro preventivo del villaggio, al comando del maggiore Massimiliano Tibollo (attualmente tenente colonnello). Un enorme ed inutile - raccontano gli abitanti di Acque Chiare nel documento consegnato al ministro - spiegamento di forze: agenti della Guardia di Finanza, in divisa, armati di mitra spianati ad “alzo zero”, agenti in borghese a presidio per notificare l’atto di sequestro ad ognuno dei proprietari, il tutto supportato da un elicottero della Guardia di Finanza, fatto decollare da Bari, con a bordo giornalisti di varie testate, tra le quali la Rai e Canale 5, che ha sorvolato tutta l’area a bassa quota per varie ore». E tutto questo «era organizzato “solo” per notificare gli atti del sequestro preventivo ai pochissimi proprietari presenti, “ignari acquirenti”, e per apporre ad ogni ingresso privato il cartello indicante che il singolo immobile era sottoposto a sequestro».

Uno sfogo ma anche una circostanziata ricostruzione degli eventi, scandita da una serie di successivi provvedimenti, come «la custodia degli immobili affidata al sindaco di Brindisi che dispose un servizio di vigilanza privata, per una spesa di 60mila euro mensili gravanti sull’Erario comunale». Poi un primo barlume di speranza, scaturito dalla «successiva istanza al Tribunale del riesame, che ha prodotto l’affidamento della custodia ed uso degli immobili ai proprietari, facendo ritenere che la giustizia avesse finalmente ben valutato la nostra posizione. Invece no», scrivono i proprietari. Per loro, infatti, la doccia fredda arriva qualche giorno più tardi: «Interpretando restrittivamente e in maniera vessatoria la norma, la Procura della Repubblica - scrivono i proprietari - concede custodia e facoltà d’uso solo ed esclusivamente al singolo ricorrente indicato come custode. La determinazione è tale che mogli, mariti, figli ancorché minori, neonati in allattamento materno, disabili non autosufficienti, anziani, devono abbandonare e restare fuori delle abitazioni».

Insomma una vera odissea, passata anche per un presidio militare della Finanza attuato in prossimità del villaggio solo fino ad agosto 2008: «Per i successivi otto mesi non è stato più attivato e, nonostante fosse stata oggettivamente negata la concreta possibilità che i custodi potessero conservare il patrimonio di Acque Chiare, né l’autorità giudiziaria, né altra autorità si è preoccupata di tutelare tale patrimonio, con buona pace di malfattori e ladri che sono stati liberi di fare razzia nelle villette». Fino a Pasqua 2009, quando «il villaggio - scrivono i proprietari - è tornato ad essere presidiato, h 24, dai militari della Guardia di Finanza, anche con l’ausilio di cani antidroga “...poiché erano giunte voci, nellla Procura della Repubblica di Brindisi, che diversi proprietari-custodi giudiziari stavano organizzando Pasqua e Pasquetta con inviti a parenti ed amici”». Da sarebbe scaturito il nuovo presidio: «Ma chi mai tra di noi - si domanda la dott.sa Sergio - per lo più liberi professionisti o funzionari dello Stato, avrebbe mai rischiato la denuncia penale per una scampagnata?».

Un vero calvario, dunque, di cui non si intravede la fine. Da qui l’appello finale al guardasigilli: «Signor ministro, non siamo più nella certezza di vivere in uno Stato di Diritto, non possiamo più continuare ad avere fiducia di quegli stessi baluardi che, per un verso, ci dovrebbero tutelare e, per un altro, ci negano le più elementari prerogative di Liberi cittadini di una Repubblica democratica. A lei rivolgiamo appello affinché si ricostituiscano nelle nostre coscienze le certezze che vediamo ormai perdute».

Un’invocazione cui il ministro Alfano ha risposto assicurando che seguirà personalmente la vicenda, verificando ogni possibilità.

[a. neg.] 


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Nella foto di Mario Gioia: Alessandro Quarta, uno dei proprietari davanti al ministro
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