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In Puglia e Basilicata

Droga, arrestata barlettana: «Agivo a fin di bene»

Droga, arrestata barlettana: «Agivo a fin di bene»
Voleva aprire una scuola per bambini in Africa e, per racimolare il denaro necessario, circa 30.000 euro, utilizzava i proventi dello spaccio. Si è giustificata così, con polizia e magistrati, Maria Sterpeta Lamacchia, 25 anni, incensurata, di Barletta, una delle due donne ritenute al vertice di un vasto traffico di stupefacenti dall’India all’Italia, scoperto dalla squadra mobile di Bologna. La polizia ha arrestato 26 persone e sequestrato 250 litri di ketamina liquida e un chilo di hascisc del tipo "charas"

22 Maggio 2009

BOLOGNA - Trafficante di droga, ma a fin di bene. Voleva aprire una scuola per bambini in Africa e, per racimolare il denaro necessario, circa 30.000 euro, utilizzava i proventi dello spaccio. Si è giustificata così, con polizia e magistrati, Maria Sterpeta Lamacchia, 25 anni, incensurata, di Barletta, una delle due donne ritenute al vertice di un vasto traffico di stupefacenti dall’India all’Italia, scoperto dalla squadra mobile di Bologna. La polizia ha arrestato 26 persone e sequestrato 250 litri di ketamina liquida e un chilo di 'charas', un tipo di hascisc molto pregiato, anch’esso di provenienza indiana. Un quantitativo che, sul mercato, vale circa due milioni e mezzo di euro. 

Con Lamacchia, a gestire per gli investigatori, il traffico c'era Eleonora Vicentini, 25 anni, di Vicenza, incensurata, studentessa al Dams di Bologna. Le due amiche condividevano un appartamento in zona Mazzini, dove la polizia le ha sorprese il 7 maggio mentre rientravano con un ingente carico: 18 chili di manufatti tessili e pashmine indiane, intrisi di ketamina, mentre il 'charas' era nascosto in quattro maschere etniche. 

Per non rischiare controlli, non si facevano spedire la merce a Bologna, bensì a un destinatario insospettabile: un centro sociale diocesano legato alla Curia di Novara, all’oscuro di tutto, gestito da un loro complice, Boris Aloi, 36 anni, novarese, anch’egli finito in manette. I pacchi, in apparenza manufatti di commercio equo e solidale, arrivavano in Italia dopo scali a Londra o in Germania.
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