Mercoledì 10 Agosto 2022 | 08:03

In Puglia e Basilicata

Nucleare, trappola del Governo in un Disegno di legge

Nucleare, trappola del Governo in un Disegno di legge
di ALESSANDRA FLAVETTA
Nonostante il gran parlare di federalismo, cioè del decentramento di poteri agli enti locali, il governo centrale ha nascosto in un disegno di legge un "trappolone atomico" che, di fatto, fa a pezzi l'autonomia dei territori. Si tratta di un provvedimento (per altro già approvato al Senato, lo scorso 14 maggio) sullo sviluppo, l'internazionalizzazione delle imprese e l'energia. Contiene la delega al governo per la definizione dei criteri di installazione degli impianti di produzione elettrica nucleare e per il sistema di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e del materiale nucleare. Il provvedimento ora è alla Camera per il via libera definitivo. Regioni e Comuni chiedono un incontro urgente al governo sul nucleare e sulla localizzazione delle centrali

22 Maggio 2009

ROMA - Le Regioni ed i Comuni chiedono un incontro urgente al governo sul nucleare e sulla localizzazione delle centrali, dopo l’approvazione del disegno di legge sullo sviluppo, l’internazionalizzazione delle imprese e l’energia da parte del Senato, lo scorso 14 maggio. Il provvedimento, ora alla Camera per il via libera definitivo, contiene infatti la delega al governo per la definizione dei criteri di installazione degli impianti di produzione elettrica nucleare e per il sistema di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e del materiale nucleare. 

Al termine della Conferenza dei presidenti di regione – che si è tenuta nonostante sia stata convocata la Stato-Regioni sul nucleare, inizialmente prevista ieri pomeriggio con il ministro per lo Sviluppo Economico Scajola – l’assessore regionale all’Ambiente della Puglia, Michele Losappio, ha parlato «di forte contrarietà» di molte regioni verso le scelte governative. «Senza un piano energetico nazionale non ha senso discutere di nucleare», spiega Losappio, che ricorda l’ordine del giorno del consiglio regionale contro l’ipotesi di localizzare in Puglia un sito nucleare. 

«Le regioni – prosegue – sono interessate al nucleare di quarta generazione e non di terza, come la tecnologia francese prevista dal governo». I governatori chiedono il pieno riconoscimento delle proprie competenze per arrivare all’intesa col governo e non solo un parere non vincolante delle regioni. Ieri «ci dovevamo confrontare con il governo, così aveva dichiarato il ministro Fitto, ma la Conferenza Stato-Regioni è stata annullata – ricorda l’assessore – e non è stata fissata un’altra data, mentre alla Camera inizia la discussione del provvedimento». Se il testo sul nucleare dovesse essere approvato senza coinvolgere le autonomie locali «adiremo alla Corte Costituzionale», minaccia Losappio, secondo il quale, nonostante l’energia sia una materia concorrente con lo Stato, «ci vogliono concertazione e atti d’intesa con le Regioni». 

Durissimo anche l’intervento del presidente della Basilicata, Vito De Filippo: «Non si accettano incursioni indebite su materie regionali e siamo pronti a discutere sul metodo per formulare la scelta dei siti, ma non contro l’opinione delle Regioni». In Basilicata «c’è già un’attività estrattiva petrolifera e siamo contrarissimi a costruire sul nostro territorio centrali o il sito unico per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi», ribadisce il governatore lucano. De Filippo è inoltre intervenuto su un altro tema, quello degli idrocarburi: «Anche per le attività estrattive – rileva – non c’è più bisogno dell’intesa con le Regioni e decide il governo». 

Norme contestate, per quanto riguarda l’utilizzo dei giacimenti di gas nel mare, anche dal Veneto. Si profila «un decreto omnibus su nucleare ed idrocarburi che nei fatti straccia le competenze delle regioni, per le quali non è stata prevista alcuna forma di coinvolgimento», riassume il presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani, che sollecita un incontro con il governo «per mettere a punto una soluzione congiunta», così come il presidente dell’Associazione dei Comuni, Sergio Chiamparino, in una lettera inviata al ministro Scajola.
ALESSANDRA FLAVETTA
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