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In Puglia e Basilicata

Due inchieste per il porto di Molfetta

Due inchieste per il porto di Molfetta
dal nostro inviato MASSIMILIANO SCAGLIARINI
Il progetto per il nuovo porto commerciale di Molfetta prevede la realizzazione di due banchine per lo scarico contemporaneo di 5 navi lunghe fino a 170 metri, una bretella stradale per collegare il retroporto con la zona Asi, la statale 16 e la ferrovia. Il cantiere è stato consegnato il 26 marzo 2008, la previsione iniziale era di 3 anni e 10 mesi di lavori. A oggi il ritardo accumulato, secondo l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, è superiore a un anno. E nel frattempo il sindaco si è preso due denunce, alla procura della Repubblica e alla Corte dei conti: il maxiappalto da 70 milioni, dice l'Authority sui contratti pubblici, potrebbe prosciugare le casse dell'amministrazione comunale. Una brutta storia
• Il sindaco di Molfetta: va tutto meravigliosamente

18 Maggio 2009

MOLFETTA - Tutto nasce per una draga, una enorme macchina che scava le rocce. La draga che allarga il mare potrebbe far affondare in un lago di melma i lavori per il nuovo porto commerciale di Molfetta, la più importante opera pubblica pugliese degli ultimi due anni. «Il mio sogno - diceva due anni fa il sindaco Antonio Azzollini - è che venga a inaugurarlo Berlusconi ». Dovrà aspettare: i lavori, se va bene, finiranno nel 2013, con quasi due anni di ritardo. E nel frattempo il sindaco si è preso due denunce, alla procura della Repubblica e alla Corte dei conti: il maxiappalto da 70 milioni, dice l'Authority sui contratti pubblici, potrebbe prosciugare le casse dell'amministrazione comunale. Una brutta storia. 

L'Autorità, nella delibera numero 3 del 15 gennaio scorso di cui la «Gazzetta» è entrata in possesso, traccia un quadro disarmante della situazione. Già un anno prima, il 23 gennaio 2008, il garante aveva dichiarato «l'illegittimità del bando di gara» a proposito della famosa draga: al mondo ne esistono soltanto tre, e il bando chiedeva di possederne una come requisito per partecipare alla gara. Una clausola, secondo il garante, «fortemente limitativa della concorrenza (come in effetti è accaduto)»: il gruppo che ha vinto l'appalto, in altre parole, ha potuto offrire un ribasso minimo (il 10%, contro il 25% medio in questa tipologia di opere) ben sapendo di essere in monopolio. 

Ma c'è molto di più. La vicenda della draga ha infatti indotto l'Autorithy a vederci chiaro: nel 2008 ha disposto il monitoraggio delle procedure, tracciando uno scenario che adesso preoccupa chi sotto quegli atti ci ha messo la firma. L'ispezione della Finanza, a settembre scorso, ha accertato «che a causa delle attività di bonifica dei fondali dagli ordigni bellici, i lavori di dragaggio non hanno ancora avuto un concreto inizio». Il cantiere, insomma, era fermo e lo è tuttora. Per tentare di far presto, il Comune ha fatto partire i lavori «in assenza della completa disponibilità delle aree», ovvero dei 5.400 metri quadri interessati dalla bonifica. La colpa, dice l'Autorità, è della «non completa definizione del progetto esecutivo» e della mancanza «delle approvazioni ed autorizzazioni, necessarie alla immediata cantierabilità del progetto». 

Qual è il problema, in termini pratici? Che non potendo accedere al tratto di mare interessato dalla bonifica, l'impresa tiene gli operai con le mani in mano: ha già presentato le cosiddette riserve, relazioni in cui denuncia al Comune che sta subendo danni economici «per fermo cantiere ed inutilizzo dei macchinari». Significa decine di migliaia di euro per ogni giorno di ritardo. Per questo l'Autorità parla di «profili di potenziale danno erariale» per le casse del Comune, e per questo ha segnalato il sindaco alla Corte dei conti. Ma a marzo del 2007 il garante aveva avvertito il responsabile del progetto: non firmare il contratto, perché la situazione è scivolosa. 

Il Comune è andato avanti lo stesso: questo spiega la denuncia alla procura. Il sindaco Antonio Azzollini non è uno qualunque. È senatore, presidente della commissione Bilancio. È stato il relatore del disegno di legge sul federalismo, la più importante riforma degli ultimi vent’anni. È uomo potente, autorevole, rispettato. Molfetta è il primo caso in Italia in cui la costruzione di un nuovo porto venga gestita direttamente da un Comune. Azzollini è così sicuro del fatto suo da bloccare per tre volte i lavori della nuova Capitaneria di porto per indurre l'impresa a spostarla di qualche centinaio di metri, salvo essere smentito per tre volte dal Tar, incassare un'altra segnalazione alla Corte dei conti e rischiare di pagare un milione di euro di danni. 

A proposito di danni, torniamo alla draga. L'Autorità ha accertato che in un anno di lavori, la macchina triturarocce a Molfetta non si è mai vista. Ed ha sottolineato un altro particolare. L'appalto valeva 63,8 milioni, e l'impresa (una Ati tra Cmc, Società italiana dragaggi e Pietro Cidonio) ha offerto un ribasso del 10,111% portando il valore di contratto a 57,6 milioni. Sei mesi dopo, una volta presentato il progetto esecutivo, il costo lievita a 69,4 milioni: il 20% in più. Il Comune fa stralciare le opere per la diga foranea, e il totale scende a 61,4 milioni: per avere, forse, meno di quanto avrebbe dovuto, l'amministrazione spenderà 3,6 milioni in più. Grazie a questo meccanismo, scrive l'Autorità, l'impresa «recupera di fatto il ribasso offerto, oltre ad un ulteriore maggiore importo del 10%». Questo perché, dice il garante, il bando di gara ha messo l'impresa nelle condizioni di sentirsi forte: solo lei possiede la famosa draga. 

Sarebbe bastato, secondo l'Autorità, prevedere che l'obbligo di usare la draga (solo usarla, non possederla), per far sì che alla gara partecipassero più imprese, che si innescasse una vera concorrenza sul prezzo dei lavori. La questione sarà discussa a dicembre al Tar di Bari, su ricorso dell'impresa Salvatore Matarrese. La pronuncia dell'Autorità, che ha dichiarato illegittimo il bando, rischia di mettere una ipoteca sull'esito della vicenda e apre la strada al risarcimento dei danni: in casi come questi è prassi riconoscere il 10% del totale. Se così fosse, sarebbero circa 6 milioni, da aggiungersi ai 2-3 di danni che chiederà l'appaltatore, il tutto da sommare al milione già chiesto dall'impresa esecutrice dei lavori alla Capitaneria. Se dovesse davvero pagare 10 milioni di risarcimenti, il Comune di Molfetta rischia di sprofondare. Tutto per una maledetta draga.
dal nostro inviato MASSIMILIANO SCAGLIARINI
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