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In Puglia e Basilicata

Scarcerato l’ex re della mafia foggiana

Scarcerato l’ex re della mafia foggiana
Giosuè Rizzi, dopo 21 anni di cella finisce ai domiciliari. I giudici hanno autorizzato Rizzi a raggiungere l’abitazione dove rimarrà detenuto senza scorta. 
Tra un anno potrà essere libero. Il suo nome è legato al più grave fatto di sangue mai avvenuto in Capitanata: 4 morti e un ferito nell’86. Il killer Salvatore Annacondia lo definì «Il papa di Foggia»
• Era detenuto dal febbraio dell’88
• Importò la strategia stragista nella guerra tra clan. L'eccidio al circolo Bacardi

17 Maggio 2009

FOGGIA - Giosuè Rizzi, 57 anni, il nome storico della mafia foggiana collegato alla strage al circolo Bacardi, ha lasciato la cella dopo 21 anni e 3 mesi di detenzione. Nel pomeriggio di giovedì si è lasciato alle spalle il carcere di Spoleto - dove scontava un cumulo pene per complessivi 30 anni di reclusione per quadruplice omicidio, mafia, armi, estorsione - ed ha raggiunto Foggia per la detenzione domiciliare: pare gli sia stata concessa dal magistrato di sorveglianza per ragioni di salute. Tra un anno Rizzi sarà un uomo libero (pur se è possibile che gli sarà applicata la sorveglianza speciale), perchè finirà di scontare la condanna, grazie allo sconto di pena di 8 anni per buona condotta. I giudici hanno autorizzato Rizzi a raggiungere l’abitazione dove rimarrà detenuto senza scorta. 

RE ASSOLUTO - Giosuè Rizzi finì in cella il 17 febbraio dell’88 quando fu arrestato per tentata estorsione ai danni del titolare della discoteca «Metropoli», vicenda per la quale venne poi assolto in appello. Ma nel frattempo - giugno ‘88 - gli era stato notificato in carcere il mandato di cattura (all’epoca si chiamava così) per la strage al circolo Bacardi avvenuta il primo maggio dell’86, il più grave fatto di sangue mai avvenuto in Capitanata con quattro morti ed un ferito nell’ambito della prima guerra di mafia della ventennale storia della «Società», come viene chiamata la mafia foggiana. Alla condanna per la strage Bacardi, si sono aggiunte quelle inflitte per mafia ed armi nei maxi-processi Panunzio e «day before» degli anni Novanta, e per estorsione nell’inchiesta «mastergame». Il fine pena era fissato inizialmente al febbraio 2018. 

AMANTE DELL’ARTE - Rizzi ha trascorso gran parte della sua vita dietro le sbarre, dove ha trovando nella pittura e negli studi per il diploma al liceo artistico una ragione di vita. I processi e le inchieste sulla mafia foggiana degli ultimi anni dicono che Rizzi non ha avuto alcun ruolo o peso negli ultimi 15 anni. Quando tra il ‘93 e il ‘94 a Foggia si celebrò il primo maxi-processo alla criminalità mafiosa - denominato Panunzio dal nome del costruttore ammazzato in città nel novembre ‘92 per non aver pagato i due miliardi di lire pretesi dal racket - Giosuè Rizzi era detenuto già da sei anni. Vero che in quel maxi- processo fu condannato a 7 anni e 6 mesi per mafia. Ma la condanna «fotografava» la sua veste di capo assoluto della mafia foggiana negli anni Ottanta. Ma da allora il suo temutissimo nome non è mai più comparso. 
Quale fosse il peso criminale di Giosuè Rizzi negli anni Ottanta (all’epoca aveva 36 anni, ma ne aveva già trascorsi molti in carcere) lo raccontava la deferenza con cui ne parlavano i pentiti che sfilavano in corte d’assise nel maxi- processo Panunzio. Il killer Salvatore Annacondia, detto «manomozza» - tranese collegato a Cosa Nostra e ‘ndrangheta, confessò oltre 40 omicidi - parlando in aula dei malavitosi foggiani mostrava superiorità e supponenza. Ma quando gli chiesero di Rizzi, poco ci mancò che si togliesse (simbolicamente) il cappello: «Lui è il papa di Foggia».

• Era detenuto dal febbraio dell’88
• Importò la strategia stragista nella guerra tra clan. L'eccidio al circolo Bacardi
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