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In Puglia e Basilicata

Meningite, a Bari ragazza in coma

Meningite, a Bari ragazza in coma
di CARLO STRAGAPEDE
T.F, del quartiere Japigia, studentessa del Romanazzi è arrivata al «Di Venere» venerdì pomeriggio, quasi priva di conoscenza e con febbre altissima. I rianimatori le hanno indotto uno stato di coma farmacologico, per scopi terapeutici. Ora un moderno macchinario le sta "lavando" il sangue nella speranza di salvarla
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18 Maggio 2009

 BARI - Per Terry si riaccende la speranza. La speranza, per la ragazza di 17 anni del quartiere Japigia, colpita da una grave forma di «meningoencefalite da meningococco », è un macchinario a forma di parallelepipedo, alto un metro e largo 80 centimetri, che lavora per la sua vita, a fianco del suo letto. Nel reparto di rianimazione dell’ospedale «Di Venere» di Carbonara. Il macchinario rende possibile la «emofiltrazione con assorbimento e filtrazione del plasma»: in concreto, permette il lavaggio del sangue (dialisi) a un livello molto avanzato e preciso. In effetti, la meningoencefalite, che è una malattia infettiva, nel caso di Teresa Faraone ha determinato la sepsi, cioè la infezione del sangue. 

Ad azionare la macchina, ieri mattina, sono arrivati due «angeli custodi»: uno è un medico di Acquaviva delle Fonti, titolare della ditta che fornisce quel tipo di apparecchio agli ospedali; l’altro è un addetto all’assistenza, giunto da Ruvo di Puglia. Ieri mattina, intorno alle 9, sono entrati nel reparto di rianimazione, al primo piano del «Di Venere», e dopo un paio d’ore ne sono usciti con un mezzo sorriso, segnale di un cauto ottimismo. Avevano già premuto il tasto «on» sull’apparecchio di ultimissima generazione. 

Il dottor Marcello Di Fonzo, rianimatore, dirigente medico, dice: «Le condizioni di Teresa Faraone sono stazionarie. Considerata la gravità della malattia, è un risultato positivo, anche se non possiamo ancora cantare vittoria. Ci auguriamo che l’uso della moderna tecnologia di filtrazione del sangue - continua lo specialista del nosocomio di Carbonara - possa dare buoni risultati». Di Fonzo rivela: «È la prima volta che utilizziamo questa macchina, qui a Carbonara. Ci è stata consegnata circa un mese fa, proprio qui, in rianimazione, non avevamo avuto ancora occasione di sperimentarla». 

Di Fonzo non vuole azzardare percentuali ma aggiunge un altro anello alla catena della speranza: «Secondo quanto mi ha riferito la collega infettivologa, se la paziente ce la farà, non dovrebbe riportare conseguenze permanenti. Comunque, al momento, è opportuno non sbilanciarsi. Noi - sottolinea - ce la stiamo mettendo tutta». Insieme con il rianimatore, ricostruiamo il circolo virtuoso della «buona sanità» che ha ridato la speranza alla famiglia Faraone: papà Vito, mamma Anna, e Gigia, la gemella di Terry. «Sabato - spiega Di Fonzo - il nostro primario, il professor Riccardo Pagliarulo, ha telefonato a un nefrologo di Monopoli, il dottor Costanzo Grasso, che sappiamo essere un esperto nell’uso del macchinario di emofiltrazione. Grasso non solo si è messo a disposizione, fornendoci informazioni preziose, ma ci ha messo in contatto con la ditta fornitrice e gli esperti. Che stamattina (ieri per chi legge, ndr) si sono precipitati qui, in reparto».

E il circolo virtuoso si è chiuso. Sempre ieri, Vito e Anna Faraone sono stati ammessi al capezzale della figlia a mezzogiorno in punto, secondo l’orario delle visite. Dopo circa mezz’ora, si è potuta affacciare anche la zia materna. È quest’ultima a farsi portavoce della famiglia: «Terry è sempre in coma farmacologico. Il suo viso è sereno, è collegata alle flebo. Ci preoccupano le macchie sulla pelle dovute alla sepsi - continua -. Sembra quasi che abbia il morbillo. I medici dicono che le condizioni della ragazza sono stazionarie e che, insomma, non è peggiorata. Questo ci fa sperare», si congeda la zia. Don Pasquale Amoruoso, il parroco di San Luca, al quartiere Japigia, anche ieri mattina, come aveva fatto sabato, è andato ad abbracciare i familiari di Terry, al «Di Venere». La sua presenza di pastore di anime porta serenità: «Tutta la comunità parrocchiale sta pregando per lei», sorride.
CARLO STRAGAPEDE 
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