Martedì 16 Agosto 2022 | 11:53

In Puglia e Basilicata

«Garanzie sulla centralità di Melfi»

«Garanzie sulla centralità di Melfi»
di MASSIMO BRANCATI
Melfi a Torino per ribadire il suo ruolo centrale nel pianeta Fiat. Un ruolo che, sulla scia delle ultime operazioni internazionali dell’amministratore delegato, Sergio Marchionne, sembra consolidarsi sempre di più. Ma i sindacati lucani, presenti ieri alla manifestazione, chiedono maggiori certezze. Impegni formali
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17 Maggio 2009

di MASSIMO BRANCATI

Melfi a Torino per ribadire il suo ruolo centrale nel pianeta Fiat. Un ruolo che, sulla scia delle ultime operazioni internazionali dell’amministratore delegato, Sergio Marchionne, sembra consolidarsi sempre di più. Ma i sindacati lucani, presenti ieri alla manifestazione, chiedono maggiori certezze. Impegni formali. 

Antonio Zenga, segretario regionale della Fim Cisl, concorda con Marchionne sull’opportunità di organizzare un incontro con governo e organizzazioni sindacali per fare il punto sulle strategie del Lingotto, ma critica l’ad quando dice che prima di avviare il confronto è necessario definire le trattative con Opel. «Sarebbe il caso, al contrario - sostiene Zenga - di avviare subito la trattativa con sindacato e governo prima di assumere decisioni che potrebbe avere ricadute significative in termini produttivi e occupazionali su tutto il sistema Fiat nazionale». 

Anche Roberto Di Maulo, segretario generale della Fismic, chiede tempi brevi: «È giunta l’ora di smetterla con gli attendismi - dice - e di aprire un tavolo a cui partecipino governo, organizzazioni sindacali ed enti locali, finalizzato a rassicurare realmente i lavoratori italiani. Non accetteremo nessun taglio e nessun ridimensionamento degli stabilimenti italiani». 

Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario regionale della Uilm, Vincenzo Tortorelli: «Melfi, che rappresenta la porta del Sud della produzione automobilistica italiana, si aspetta una proposta che tenga insieme l’assetto produttivo nazionale e, in tale contesto armonioso, il sito lucano può costituire il perno su cui poggiare le nuove prospettive di sviluppo e di innovazione. A Marchionne l’onere, però, di avanzare una proposta moderna che permetta ai lavoratori di poter giocare un ruolo di partecipazione e di crescita». 

Il segretario regionale della Fiom, Giuseppe Cillis, sposta l’attenzione su un altro aspetto della vicenda, con riverberi attuali sullo stabilimento di San Nicola di Melfi. Nella prossima settimana, per consentire la produzione di 1.500 auto giornaliere, nel sito Fiat e in aziende dell’indotto, si farà ricorso a lavoratori provenienti da altre fabbriche (il caso di Pomigliano d’Arco è un precedente). «Come sindacato – sottolinea Cillis – siamo contrari alla notizia di questa ipotesi di riallineamento occupazionale, che ci è giunta dai canali ufficiali della Fiom nazionale, perchè non prende in considerazione l’utilizzo di operai lucani e chiediamo l'intervento del presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo. Finora la nostra regione ha dato prova di solidarietà accogliendo i 300 operai dello stabilimento di Pomigliano d’Arco. Adesso è arrivato il momento che la solidarietà, in questo periodo difficile – conclude il segretario della Fiom di Basilicata – venga dimostrata anche ai giovani lucani in cerca di occupazione».
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