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In Puglia e Basilicata

Foggia: «L'Ariston non morirà» L'interesse di un imprenditore

Foggia: «L'Ariston non morirà» L'interesse di un imprenditore
A parlare è Gerardo Falcone, presidente del Dlf foggiano, gestore di una serie di strutture, dai campi di calcetto ai terreni vicino il deposito ferroviario, al cineteatro del piazzale Vittorio Veneto di cui Paolo Cicolella, come è noto, dopo vent’anni ha riconsegnato le chiavi
La storia: buio in sala chiude il cine teatro Ariston

16 Maggio 2009

FOGGIA - Ma il Dopolavoro ferroviario proprietario del cineteatro Ariston proprio non ci sta all’idea che, finita la gestione Cicolella, finisca anche quella di una struttura che - come assicurano - di certo non morirà...Tutt’altro». A parlare è Gerardo Falcone, presidente del Dlf foggiano, gestore di una serie di strutture, dai campi di calcetto ai terreni vicino il deposito ferroviario, al cineteatro del piazzale Vittorio Veneto di cui Paolo Cicolella, come è noto, dopo vent’anni ha riconsegnato le chiavi, innescando sentimenti di rabbia e commozione per un pezzo di storia che andava via. Dal dopolavoro ferroviario vogliono adesso rimettere le cose in chiaro, pur riconoscendo all’ormai ex gestore la capacità di aver mandato avanti una struttura che si era ben inserita nel corso degli anni nel tessuto non solo culturale cittadino fino ad asurgere a fiore all’occhiello tra i contenitori di una città che non ne annovera molti. Undici stagioni teatrali, alcune davvero di grido non possono cancellare un percorso di ricordi, come i nomi saliti sul palcoscenico rimarranno graffiti alla memoria. «Il dopolavoro ferroviario ha tutta l’intenzione di trovare la soluzione migliore perchè la struttura non solo sopravviva, ma venga rilanciata, naturalmente adeguata alle voci del tempo e soprattutto non soffra troppo la immanente presenza di una multisala che è sicuramente una realtà con la quale confrontarsi e che ha determinato la picchiata dell’Ariston in termini non solo economici ma di visibilità».

Nei giorni scorsi Paolo Cicolella ha consegnato le chiavi, la chiusura non senza commozione, quattro dipendenti a spasso con i quali bisognerà trovare soluzioni per salvare il posto di lavoro, ma già si pensa al futuro. Cosa sarà dell’Ariston? Nessuno ne parla ma il futuro sembra già iniziato e le proposte non mancano se è vero che in tempi non sospetti un grosso imprenditore della sanità foggiana, Tito Salatto si era affacciato dalle parti del Dlf per dire «Sono interessato, parliamone». E sembra che quella proposta sia sempre valida per un discorso di rilancio che non scomponga in chiave futuribile la destinazione del cineteatro. Vero, non vero, fatto sta che la struttura e il suo futuro passano anche attraverso una operazione di riqualificazione dell’a re a stazione dai più ritenuta sempre più degradata. «Abbiamo tutta l’intenzione di restituire al teatro la sua funzione», ribadiscono al dopolavoro ferroviario. «E non è vero- sottolineano - che non avevamo fatto nulla per andare incontro al vecchio gestore il cui contratto sarebbe scaduto fra quattro anni. Ci aveva chiesto una riduzione del canone di fitto e l’avevamo concessa, ma oltre una certa soglia di riduzione non si poteva certamente andare. Gli avevamo fatto anche delle proposte, nonj ultima quella di aumentare la presenza di soci tesserati in orbita dopolavoristica, una richiesta che i Cicolella avevano ritenuto inadeguata. Sapevamo delle difficoltà specie dopo la presenza della multisala. Sapevamo ache delle difficoltà a compiere investimenti. Ora dobbiamo pensare al futuro e rilanciare l’Ariston, le proposte non mancano». [e.t.]
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