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Sanitaservice

Foggia, W il posto fisso: 100 posti,
10mila domande al concorso Asl

Per uno che sarà assunto ci saranno 99 delusi: 100 lavoreranno altri 9900 ancora a spasso

Quo Vado?

Checco Zalone in Quo Vado film sul posto fisso

Il rapporto è di uno a cento. O quasi. Per ciascuno che verrà assunto dopo il concorso nella Sanità Service di Foggia ci saranno 99 delusi. Cento posti in tutto, 9900 o giù di lì quelli che continueranno a cercare un lavoro.

E se un concorso pubblico per assumere cento persone è comunque qualcosa di importante, fa effetto la marea degli esclusi: quasi diecimila, una enormità. Una moltitudine che, frustata, sarà forse costretta a rifugiarsi nella realtà virtuale, in attesa di non si sa.

Un dato, quello dei partecipanti alla prova selettiva, che induce tuttavia ad una riflessione di carattere generale, ovvero che l’emergenza lavoro resta la questione da porre al centro dell’agenda politica, anche se la politica appare impotente perchè si sa che senza crescita non ci sarà lavoro (man mano sostituito anche dalla tecnica) ed a maggior ragione negli apparati pubblici. Il concorsone della Sanità Service, la società in house dell’Asl foggiana, per certi versi è una eccezione. Ma che conferma la regola della corsa al posto fisso, magari malpagato, ma meno precario e comunque in grado di affiancare un giovane nel preparare un progetto di vita, sia pur minimo, laterale rispetto a quello riservato ai padri.

In diecimila convocati a “giocarsi” un posto di lavoro dopo essere stati anestetizzati per anni. Anche per questo i numeri che si riversano sui cento posti della Sanità service di Foggia diventano impressionanti, spia di un malessere economico e sociale, di un disorientamento, di una condizione, come quella giovanile ma non solo, che continua ad essere un problema e non una risorsa.

Negli ultimi otto anni il Mezzogiorno, secondo i dati elaborati da Istat, Censis e Svimez nelle analisi periodiche che fotografo il contesto del sud, ha perso la bellezza di un milione e settecentomila persone costrette ad emigrare: Napoli, Palermo e Taranto, tutte e tre le città messe insieme come se fossero state improvvisamente evacuate.

Partenze senza ritorno, che confermano una emorragia dai territori del Mezzogiorno legata essenzialmente al lavoro e di conseguenza al futuro che non c’è o che si fatica a costruire. E questa presa d’atto dovrebbe essere la vera spina nel fianco di una classe dirigente che travolta dalla globalizzazione, e dai conti pubblici che non tornano, incontra ostacoli nel confezionare risposte locali, e tra queste prima di tutto il lavoro.

E se una società non offre grandi speranze, allora deve fare i conti con i maxi numeri del concorso della Sanità service di Foggia: per ciascuno assunto, 99 partecipanti saranno (si auspica per poco), esclusi dai percorsi lavoratori. E se vieni escluso da questi itinerari figurarsi se puoi tentare di inserirti in quelli decisionali. Ma in quella partecipazione al concorso, oltre la disperazione di chi magari ha studiato anche tanto e non trova un lavoro adeguato alle aspettative, c’è comunque una richiesta di decoro. Perché al netto di qualsiasi considerazione passatista, il lavoro dà qualcosa di più di uno stipendio, fornisce una socializzazione non virtuale ma autentica, reale. Forse anche per questo motivo l’emigrazione, col tablet e non più con la valigia di cartone, è ripresa pure verso l’estero. Come facevano i nostri bisnonni. Anche loro in cerca di una dignità che veniva negata.

Ma l’abnorme invio di domande per partecipare al concorso dell’Asl foggiana rappresenta, se vogliamo, anche la prospettiva che attende il “reddito di cittadinanza” inserito nel contratto di governo gialloverde firmato da Lega e Cinquestelle. Da questo punto di vista è opportuno prepararsi all’assalto dei Centri per l’impiego, strutture territoriali a dir poco fallimentari, anche se avevano nello statuto morale il compito di promuovere le politiche attive del lavoro. La conseguenza è che le percentuali dei disoccupati e inoccupati sono a doppia cifra e quelle che riguardano giovani e donne imbarazzanti. Soprattutto al sud. Ma ora c’è il concorso alla Sanità service: cento posti, diecimila domande. E allora perché sorprendersi?
Filippo Santigliano

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