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Brindisi, una «pioggia d'oro  per calamità naturali»

Brindisi, una «pioggia d'oro  per calamità naturali»
di VINCENZO SPARVIERO 
La Guardia di Finanza di Brindisi ha arrestato una intera famiglia, avevano percepito milioni di euro per risarcimenti di danni mai avvenuti. I titoli di rimborsi per più di due milioni di euro. Si erano arricchiti con la complicità di un funzionario della Provincia deceduto
• Vita da nababbi: tutto sequestrato
• In carcere una intera famiglia. Le foto
• «L'inchiesta non è finita». Ci sarebbero altri 25 indagati
• La rabbia degli agricoltori: «Noi le vere vittime della truffa»

16 Maggio 2009

di VINCENZO SPARVIERO 

BRINDISI - Le calamità naturali? Altro che iattura: una vera e propria manna dal cielo per chi poteva contare sugli amici degli amici. Ad una «famigliola» di Torre la Provincia ha «regalato» quasi tre milioni di euro senza neanche che la loro azienda - ammesso ne avessero una - presentasse la richiesta. Come dire, opportunamente individuati gli «amici», si provvedeva a far arrivare una «pioggia d’oro» alla faccia di chi magari sperava in un piccolo contributo per salvare la sua azienda agricola dal fallimento dopo la pioggia (quella vera) che insieme alle altre calamità aveva compromesso i raccolti. Mamma, papà e due rampolli ieri mattina sono finiti direttamente dal loro comodo letto al carcere. Salvatore Sollazzo, la moglie Palmira Monticelli e i figli Caterina Cecilia e Vitantonio rispondono di truffa e falso, ma anche di aver corrotto un pubblico ufficiale. Con loro sarebbe finito in manette un funzionario della Provincia che nel frattempo è deceduto e che sarebbe stato in qualche modo il deus ex machina della situazione. Che il funzionario non abbia «operato» da solo in questa maxi- truffa, però, lo dimostra il gran numero di indagati: ventinove in tutto tra imprenditori agricolti e funzionari di provincia e regione. Come se non bastasse, si indaga anche negli ambienti politici perchè qualcuno degli indagati - soprattutto quelli che hanno già restituito le somme percepite illegalmente, pur di evitare il rischio di finire in carcere non hanno esitato ad indicare chi poteva essere il referente per accelerare le pratiche ed ottenere i risarcimenti: falsi e o veri che fossero. Nessuno si sbilancia più di tanto ma la sensazione e che presto possano scattare almeno altri dieci arresti: tra carcere e domiciliari. Sono stati i sostituti procuratori Adele Ferraro e Giuseppe De Nozza - coordinati dal procuratore Cosimo Bottazzi che ha creato un «pool» anti-corruzione - a chiedere gli arresti dei Sollazzo. Una richiesta avanzata all’incirca due mesi addietro alla quale - come si diceva - potrebbero seguirne altre da sottoporre sempre all’at t e n z i o n e della giudice Simona Panzera che ha emesso i provvedimenti. Ha lavorato sodo il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza per chiudere il cerchio intorno alla famiglia torrese finita in cella. Quasi un anno di indagini dopo l’esposto presentato dal presidente della Provincia Michele Errico che si era accorto di qualcosa di strano nell’ambito dei risarcimenti per le calamità naturali. I finanzieri si «catapultarono» negli uffici agricoltura trovando non pochi impedimenti tra i funzionari, alcuni dei quali apparivano restii a mostrare la documentazione, tanto che gli inquirenti chiesere per decreto il sequestro degli atti. Si scoprì così un deficit nell’istrutoria delle pratiche, ossia erano state risarcite anche aziende che non avevano presentato neppure la domanda. Era emersa anche una «incompetenza » dell’ente erogante. In pratica, la Provincia non era tenuta ai risarcimenti che quando riguardano un solo territorio sono di competenza dei Comuni. Poi, ovviamente, una serie di falsi per i decreti di liquidazione e i mandati di pag amento. La Provincia aveva accumulato i fondi da destinare alle aziende per poi liquidare solo quelle degli amici a scapito magari di chi aveva veramente subito ingenti danni.

• Vita da nababbi: tutto sequestrato
• La rabbia degli agricoltori: «Noi le vere vittime della truffa»
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