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In Puglia e Basilicata

Nucleare: barricate pronte in Basilicata

Nucleare: barricate pronte in Basilicata

15 Maggio 2009

di MASSIMO BRANCATI

La parola «nucleare» evoca fantasmi e paure in Basilicata. La grande mobilitazione anti-scorie di Scanzano Jonico - dove nel 2003 il governo intendeva realizzare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi - è un ricordo che ha lasciato tracce di tensione. Di ansia. Nonostante la battaglia vinta, la decisione di trasformare Terzo Cavone (l’area scelta per sistemare il deposito) nella «città dell’infanzia», da queste parti l’attenzione è sempre alta. È bastato l’annuncio del via libera al decreto energia per riaccendere la miccia della protesta. 

«Pronti di nuovo a fare barricate» tuona Francesco Lerra del comitato anti-scorie di Basilicata. «L'80 per cento di tutte le problematiche legate al nucleare - aggiunge - riguarda le scorie. Se non siamo riusciti a smaltire 3 tonnellate di rifiuti radioattivi di Elk River, custoditi a Rotondella dagli anni ‘60, come potremo stoccare tutte le scorie provenienti da ogni parte d’Italia? Saremo vigili sull’evoluzione della vicenda, ma una cosa è certa: da qui non si passa». Lo Stato, sulla base del «ddl» energia, può decidere autonomamente, senza coinvolgere le Regioni, dove sistemare le nuove centrali e la «pattumiera» delle scorie. Il percorso burocratico si basa sulle autocandidature: un territorio che accetta di ospitare il sito avrà vantaggi localizzativi e forme di defiscalizzazione. Ma chi mai vorrà il «mostro» sotto casa? 

Interrogativo che anima la posizione critica del sen. Felice Belisario (Idv): «Localizzare un sito nucleare in Italia sarà difficile, a meno di non imporlo con l'Esercito, come nelle dittature militari. È già difficile convincere un Comune o una Regione ad ospitare nel proprio territorio un'ordinaria discarica di rifiuti urbani, figuriamoci una centrale nucleare o un deposito di stoccaggio delle scorie radioattive». Insomma, se non ci saranno autocandidature (e senza la concertazione Stato-Regioni), ogni decisione verrà calata dall’alto. 

Il governo lucano - che già nel 2003 appoggiò la protesta popolare a Scanzano - si dice pronto ad alzare un muro. Ieri l’assessore regionale all’Ambiente, Vincenzo Santochirico, ha scritto ai suoi colleghi delle altre Regioni per convocare una commissione straordinaria sull’Ambiente e ha annunciato il ricorso della Basilicata alla Corte Costituzionale: «Il messaggio che lanciammo all’e poca di Scanzano - dice Santochirico - era che nessuna decisione «centrale » doveva essere presa senza il consenso della Regione interessata ». La richiesta, oggi, è la stessa. Ma con la ripresa del nucleare qualcuno dovrà pure accollarsi i rifiuti prodotti dalle centrali. E se nessuno le vorrà? «Semplice. Il deposito unico non si fa. Nel caso - prosegue Santochirico - le scorie si mettono in sicurezza dove si trovano. E le Regioni che accetteranno di avere le nuove centrali debbono sapere che dovranno custodire al proprio interno anche i rifiuti prodotti. Se ci saranno scelte contro di noi è ovvio che occorrerà contrastarle. Mi auguro - conclude l’assessore - che tutte le forze politiche condividano questo orientamento. Come lo condivisero nel novembre 2003».

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