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In Puglia e Basilicata

I veleni industriali  soffocano la Puglia

I veleni industriali  soffocano la Puglia
di GIUSEPPE ARMENISE
Anidride carbonica (Co2), benzene e soprattutto diossine, ma anche Idrocarburi policliclici aromatici (Ipa).Taranto e Brindisi si dividono il triste primato nelle statistiche di tutti i parametri inquinanti. Situazione peggiorata dal 2002. La scommessa industrialista della nostra regione presenta il suo terribile conto
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15 Maggio 2009

di GIUSEPPE ARMENISE 

Quarantasei milioni di tonnellate di anidride carbonica (Co2), 248mila chilogrammi di benzene, 32mila chilogrammi di idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), 54mila tonnellate di ossidi di azoto, 67mila tonnellate di ossidi di zolfo, 547mila tonnellate di monossido di carbonio (Co), 12mila tonnellate di particolato (Pm), e infine le diossine: il 91% del totale delle emissioni d’Italia sono attribuibili alla Puglia. 
La scommessa industrialista della nostra regione, partita nell’immediato dopoguerra, presenta il suo terribile conto. Le cifre parlano da sole. Nel recentissimo rapporto sulle emissioni industriali redatto dall’Agenzia regionale per la prevenzione e protezione dell’ambiente (Arpa) la Puglia primeggia, in negativo, in ciascuna delle graduatorie regionali. Qualsiasi sia il parametro preso in considerazione, il principale contributo alle quote nazionali di «deterioramento» della qualità dell’aria è sempre attribuibile alla nostra regione. Meglio, alle industrie della nostra reg ione. Così, oltre al già citato carico del 91% sul totale delle emissioni italiane di diossine, brillano (in negativo ovviamente) il contributo del 95,48% al totale delle emissioni nazionali di Ipa e l’81% di emissioni rispetto al totale nazionale riguardante il monossido di carbonio. 

Anche la tendenza dà da pensare perché, andando a scorrere le statistiche passate dell’Inventario nazionale delle emissioni e delle loro sorgenti (Ines) si scopre che tanto per il benzene, quanto per le diossine e gli Ipa, a fronte di un calo delle emissioni tra 2002 e 2003, si è registrata una risalita dal 2004 che ha poi portato all’ultimo aggiornamento (quello relativo al 2006) con esiti che definire disastrosi non è un eccesso. 
La parte del «leone» (si fa per dire), in questa speciale classifica, la recitano ovviamente la provincia di Taranto (quasi raddoppiate le emissioni di Co2 tra 2002 e 2006) e Brindisi (è la seconda provincia anche se il dato, pur leggermente in crescita, resta stabile nel quinquennio considerato), Foggia diventa nel 2006 la quarta provincia per emissioni di Co2, sopravanzando Bari che è la provincia che sta meglio. Singolare il dato del benzene, visto che il totale delle emissioni si concentra sostanzialmente in maniera esclusiva tra le province di taranto e Brindisi. Le diossine sono invece un parametro esclusivamente tarantino, così come gli Ipa. Parliamo di inquinamento da pressione industriale, ovviamente. Va quindi specificato che i dati in questione si riferiscono non complessivamente alla qualità dell’aria e al quadro totale delle matrici inquinanti, ma solo a quanto attribuibile alle ciminiere degli stabilimenti industriali. 

Quando si vanno ad analizzare i dati provinciali riferiti agli ossidi di azoto e di zolfo, si riempiono di dati anche le caselle riferite anche alle province ulteriori rispetto a Taranto. Anche se Taranto e Brindisi continuano a mantenere la guida del drappello pugliese con cifre e concentrazioni che non sono francamente paragonabili (il rapporto delle emissioni di ossidi di zolfo nel 2006 è di 53 a 1 se si confrontano Taranto e Bari) tra loro. L’Arpa, nel rapporto redatto da Roberto Giua, Stefano Spagnolo e Andrea Potenza, conclude: «Un possibile miglioramento dei livelli di qualità dell’aria risulta vincolato, nella nostra regione, ad una diminuzione delel emissioni industriali e, in particolare, all’adeguamento degli impianti di maggiori dimensioni alle migliori tecnologie disponibili».

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