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In Puglia e Basilicata

Palpeggiata e filmata in classe, condannata prof

Palpeggiata e filmata in classe, condannata prof
LECCE - Due anni di reclusione, con la formula del patteggiamento e sospensione della pena, sono stati inflitti dal gup del tribunale di Lecce Ines Casciaro alla insegnante di 41 anni di Monteroni (Lecce) ritratta in un filmato, realizzato con un videofonino e poi messo in rete su Youtube, mentre alcuni alunni minorenni la palpeggiavano alle spalle. La pena è stata inflitta per il reato di atti sessuali con minori, mentre è caduta l’accusa di corruzione ai danni di cinque minori. La docente non è stata interdetta dai pubblici uffici, e quindi potrà tornare ad insegnare

14 Maggio 2009

LECCE – Due anni di reclusione, con la formula del patteggiamento e sospensione della pena, sono stati inflitti dal gup del tribunale di Lecce Ines Casciaro alla insegnante di 41 anni di Monteroni (Lecce) ritratta in un filmato, realizzato con un videofonino e poi messo in rete su Youtube, mentre alcuni alunni minorenni la palpeggiavano alle spalle.

La pena è stata inflitta per il reato di atti sessuali con minori, mentre è caduta l’accusa di corruzione ai danni di cinque minori. La docente non è stata interdetta dai pubblici uffici, e quindi potrà tornare ad insegnare, perchè la legge che prevede misure interdittive obbligatorie per reati di questo tipo è entrata in vigore successivamente all’epoca dei fatti. 

La docente, della quale poi venne diffuso su Youtube un secondo filmato simile al primo, si difese a suo tempo sostenendo che si era trattato di «una simulazione», e di aver informato il preside della scuola privata nella quale era accaduto il fatto. 

L’insegnante venne sospesa dal servizio e poi reintegrata dall’Ufficio scolastico regionale, dopo che il Tar di Lecce aveva accolto il suo ricorso contro la sospensione.

I LEGALI: IL PATTEGGIAMENTO NON E' UN'AMMISSIONE DI COLPA
La scelta dell'insegnante di Monteroni, accusata di un video hard con alcuni alunni, di patteggiare la pena a due anni di reclusione, non indica un’ammissione di colpa quanto piuttosto la volontà di porre fine prima possibile alla vicenda. Sarebbe questo il motivo della scelta fatta dall’imputata, secondo quanto riferito dai suoi difensori, gli avvocati Elvira Belmonte e Massimo Bellini. Se non fosse stata fatta questa scelta, fanno sapere i legali dell’insegnante, i tempi del giudizio si sarebbero potuti allungare di anni, con la possibilità per l’imputata di subire una condanna più pesante, senza usufruire degli sconti di pena introdotti con l’adozione del rito abbreviato. I fatti risalivano ad un periodo antecedente febbraio 2006.
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