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In Puglia e Basilicata

Foggia: buio in sala chiude il cine teatro Ariston

Foggia: buio in sala chiude il cine teatro Ariston
Dopo il Capitol, un altro cinema abbassa la serranda. Tra le cause della chiusura anche un generale disinteresse per la qualità urbana delle aree centrali a cominciare dalla stazione
• L'amarezza del gestore: «Nessuno mi ha dato una mano»
• Il commento: in città ormai troppi i luoghi di «c’era una volta»

14 Maggio 2009

di STEFANIA LABELLA

FOGGIA - A dicembre è toccato al «Capitol». Ora il buio scende in sala anche al cinema «Ariston». Chiuso. Per sempre. Forse. Il cine teatro torna al Dopolavoro ferroviario. Cosa vorranno farne, non si sa. Difficile che torni ad ospitare u n’altra sala cinematografica. Le cose sono cambiate di molto, in città, dall’aper tura della Multisala. E non poteva che essere così. Nessuno vuole, o può, dirlo apertamente, ma non è difficile pensare che si celi la nascita della Città del cinema dietro frasi di circostanza sul genere «oggi la situazione in città per le sale è diventata estremamente difficile», riportata sulla comunicazione ufficiale della chiusura dell’Ariston. E la chiusura del cinema non suscita tanto stupore fra i comuni cittadini, anche fra gli appassionati di cinema. «Si sapeva », è il commento raccolto in più situazioni. 

La verità è che formula della multisala si è dimostrata vincente anche nella nostra città, incontrando i gusti e i favori di una popolazione, soprattutto giovane, che quando va al cinema non vuole soltanto vedere un film ma passare una bella serata, approfittando di occasioni di intrattenimento prima e dopo «il cinema». Cosa che succede sempre più raramente nel centro città, con la chiusura di locali e punti di ritrovo durante la settimana e una sorta di coprifuoco naturale dopo le 23. Gli stili di vita, ci piaccia o no, cambiano, e la vita vera e propria si sta trasferendo. La multisala risponde alle esigenze, anche culturali, delle famiglie che abbandonano il centro e si trasferiscono in periferia perché trovano spazi e situazioni più adatti. Non possiamo non pensare che l’Ariston abbia pagato, negli ultimi anni, anche lo scotto di trovarsi di fronte alla stazione ferroviaria, una zona sempre più di frontiera e poco sicura, o almeno percepita come tale, persino dai residenti. La formula multisala ha intercettato una intera nuova categoria di persone, quelle che non avevano mai messo piede in una sala cinematografica, e che vedevano i film in dvd o scaricandoli sul pc. 

Del resto, le sale cinematografiche del centro cittadino erano in difficoltà già da tempo, ma conservavano una sorta di equilibrio fra di loro, codificato dal tempo, e probabilmente non hanno saputo affrontare una concorrenza, sicuramente forte, ma a cui forse si poteva dare una risposta. Una risposta che passava attraverso l’org anizzazione di iniziative, per esempio. Come succede in un’altra sala dello stesso circuito, «L’altrocinema», che però si trova in pieno centro storico. Una zona che sembra esser meno frequentata dalla movida foggiana rispetto a quanto non accadesse fino a un paio di anni fa, ma che è ancora viva, almeno nei fine settimana. Una battaglia da combattere anche con una migliore comunicazione, efficace, in tempo reale, una comunicazione che sposasse le nuove tecnologie, per fare un esempio. Un sito web, sms, posta elettronica... 

Questo è il presente e il futuro. Poi ci sono i ricordi, c’è il passato. E su questo non si discute. E i ricordi sono precedenti alla gestione Cicolella. Centinaia, forse migliaia di foggiani fra i 40 e i 50 anni ricordano ancora quando l’Ariston era legato alle iniziative dei ferrovieri fra gli anni Sessanta e Settanta. Il nome dell’Ariston adesso andrà a finire nel baule della memoria, insieme a quello del più recente e già citato Capitol, ma anche al cinema Italia, alla Sala Pace e Bene, al cinema Garibaldi che da tempio delle pellicole a luci rosse stava faticosamente tentando di ricostruirsi una verginità culturale, tentativo interrotto dalla scomparsa dei gestori. Adesso, complice il periodo elettorale, ed è singolare che l’annuncio sia stato dato proprio ora, si registreranno prese di posizione e commenti sulla ennesima chiusura di un contenitore culturale e su cosa si poteva fare per tenerlo aperto. Forse la risposta è una sola: bisognava trovare il modo di portarci la gente.

• L'amarezza del gestore: «Nessuno mi ha dato una mano»
• Il commento: in città ormai troppi i luoghi di «c’era una volta»
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