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Mafia, omicidi, ricatti 46 arresti a Taranto

Mafia, omicidi, ricatti 46 arresti a Taranto
L'operazione, denominata «Orrilo», a seguito delle indagini condotte dalla Dia di Lecce, si era conclusa a novembre del 1997 con l’esecuzione di 97 ordinanze di custodia cautelare ed il rinvio a giudizio di altre 60 persone. Si tratta del fermo di responsabili di reati commessi con modalità mafiose e per motivi di supremazia dal clan mafioso tarantino «Cesario-Martera-Cianciaruso»

14 Maggio 2009

TARANTO - Si sta concludendo in queste ore un’operazione della Direzione investigativa antimafia di Lecce, in collaborazione con il Comando Provinciale di Taranto dei carabinieri, che ha portato all’esecuzione, in seguito a sentenza definitiva, di 46 ordini di carcerazione, di cui 16 da notificare a persone già detenute.
 I provvedimenti sono stati emessi dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Taranto. Il gruppo fu smantellato nel corso dell’operazione denominata «Orrilo», della Dia di Lecce, che nel novembre del 1997 si concluse con l’esecuzione di 97 ordinanze di custodia cautelare ed il rinvio a giudizio di altre 60 persone. 

Gli arrestati sono responsabili, a vario titolo, di aver fatto parte di un’associazione di tipo mafioso armata, di un’associazione finalizzata al traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, di omicidi sia tentati sia compiuti, di numerose estorsioni a imprenditori commerciali e contrabbandieri di sigarette. Al clan viene attribuita inoltre una serie di attentati dinamitardi, tra cui quelli contro una caserma di carabinieri e contro uffici comunali di Taranto. Tutti reati, secondo gli investigatori, commessi con modalità mafiose e per motivi di supremazia dal clan mafioso Cesario-Martera-Cianciaruso, attivo a Taranto dal 1991 al 1995.

Otto dei 46 destinatari degli ordini di carcerazione, emessi dalla Procura Generale della  Repubblica presso la Corte di Appello di Taranto a seguito della  sentenza definitiva del processo antimafia 'Orrilo', sono  risultati irreperibili. I carabinieri hanno arrestato 22 persone  che erano tornate in libertà dopo un periodo di carcerazione  preventiva.   
Ad altre 16, il provvedimento è stato notificato in carcere.  Tutti avevano patteggiato la pena in appello: era dunque  scontata la conferma della condanna e l’esecuzione dell’ordine  di arresto. Si tratta di esponenti di clan operanti nei primi  anni Novanta nel triangolo Città Vecchia-Tamburi-Paolo VI. Le indagini portarono alla luce cospicui traffici di armi e  di stupefacenti, il racket delle estorsioni ai danni dei  pescivendoli e una lunga serie di attentati dinamitardi e  tentativi di omicidi. 
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