Sabato 13 Agosto 2022 | 11:36

In Puglia e Basilicata

Taranto, continua il confronto sull'Ilva

Taranto, continua il confronto sull'Ilva
di FULVIO COLUCCI 
Oggi i tavoli si sdoppiano. A Taranto il faccia a faccia resta sulle cifre a Milano si parla di integrativo. Da ieri è in via di spegnimento l’altoforno numero due il calo della produzione è del 70 per cento. A casa dovrebbe rimanere metà della forza lavoro dello stabilimento

13 Maggio 2009

di FULVIO COLUCCI

TARANTO - Cominciano a calare i numeri della cassa integrazione. Azienda e sindacati restano abbottonatissimi, ma una prima verifica, ieri, avrebbe portato il numero degli esuberi a meno di 6mila 700 unità. Il ritocco è minimo, ma l’impatto psicologico potrebbe pesare specie se si arriverà rapidamente all’a c c o rd o. Quando l’Ilva annunciò la cassa per 6mila 700 lavoratori sottolineò come si trattasse di un provvedimento clamoroso e senza precedenti: a casa sarebbe finita circa la metà della forza lavoro presente nello stabiliment o. Il confronto tra Gruppo Riva e rappresentanti dei lavoratori prosegue oggi: l’incontro sarà con le rappresentanze sindacali unitarie che, nel frattempo, dialogano con i dipendenti attraverso le assemblee. Si riuscirà a far calare ancora i numeri della cassa? La speranza continua ad essere alimentata dalla necessità di ottenere un risultato positivo dal punto di vista «psicologico» più che dei numeri effettivi. Anche perché da ieri è in fase di spegnimento l’altofor no numero 2 e questo comporterà un calo drastico della marcia degli impianti e della produzione. Il picco negativo ridurrà del 70 per cento la produzione. Un taglio di oltre la metà; il punto più basso in questa crisi: da dieci a tre milioni di tonnellate di acciaio in 12 mesi. 

I segretari generali dei sindacati metalmeccanici: Franco Fiusco per la Fiom Cgil, Giuseppe Lazzaro per la Fim Cisl e Rocco Palombella per la Uilm voleranno oggi a Milano. Obiettivo: incontrare i vertici del Gruppo Riva ed affrontare la spinosa questione del contratto integrativo. La trattativa doveva concludersi da tempo, ma la crisi ha creato non pochi intoppi. La discussione si è arenata sulla cifra del contratto, quei 640 euro, «prendere o lasciare», che l’I l va proponeva in tempi magri di recessione. I sindacati, che sono riusciti a strappare un’intesa sul bonus integrativo da erogare nella prossima busta paga, alleviando così i tagli ai cassintegrati, non sono ottimisti. I timori di un irrigidimento e di uno slittamento a dicembre sono dietro l’angolo. Ma in una fase difficile come questa potrebbe esserci una svolta inattesa ed un accordo. La speranza è riposta nell’orientamento dell’Ilva espresso, qualche settimana fa, dal capo del personale Pietro De Biasi. Il Gruppo Riva ha detto sì al bonus per i cassintegrati comprendendo l’importanza di mantenere la pace sociale in una realtà da sempre alle prese con problemi economici ora acuiti dall’ondata recessiva. Riusciranno le parti a dialogare e ad intendersi partendo da questo punto di vista?
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