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«Più rispetto per noi viaggiatori  per una speranza di vita»

«Più rispetto per noi viaggiatori  per una speranza di vita»
Sono in tanti gli italiani, i pugliesi e lucani che si sottopongono a lunghi (e costosi) viaggi all'estero per cercare terapie sanitarie che possano alleviare o addirittura guarire familiari. Terapie che in Italia non sono possibili. Le polemiche scoppiate con il mortale incidente all’Ocean therapy center di Fort Lauderdale, quello in cui il 1° maggio ha preso fuoco una camera iperbarica. L'assessore alla sanità della Regione Puglia ha addirittura chiesto l’intervento della procura di Lecce

11 Maggio 2009

di AGOSTINO QUERO

BARI - I familiari ora contestano la stampa e la tv italiane. Sono i familiari, italiani, dei pazienti dell’Ocean therapy center di Fort Lauderdale, quello in cui il 1° maggio ha preso fuoco una camera iperbarica, con la morte di una donna 62 enne e con il grave ferimento di un bimbo di 4 anni, nipotino della deceduta, in condizioni critiche. Secondo le famiglie, «poco correttamente» la vicenda è stata riportata «su varie testate giornalistiche ed emittenti televisive nazionali». Così, tutti i firmatari del comunicato (ci sono anche i pugliesi) dicono: «Noi genitori chiediamo a tutti di rispettare il dolore della famiglia Martinisi. Di esserci vicini nella preghiera e nella speranza che il piccolo Francesco Pio riesca a sopravvivere. Il nostro angelo è, non era. Cosa sia realmente accaduto quella mattina è al vaglio delle autorità competenti. A loro e solo a loro spetta il compito di fare chiarezza e di fornire risposte». 

Vero. Per quanto ci riguarda ci siamo limitati a riportare fonti statunitensi, come il «Sun sentinel» che a sua volta citava fonti ufficiali. Deve essere altrettanto vero che le verità precostituite non devono esserci per nessuno, peraltro. Poi un’accusa forse ingiusta ai giornali, quella «di precipitarsi sulla storia per scrivere di tutto come avvoltoi. Sono state divulgate notizie prive di fondamento - affermano i firmatari - al solo scopo di riempire il proprio spazio mediatico, rendendo pietosa all’inverosimile la già difficile situazione. 
«D’altro canto - continua il comunicato - non capiamo il perché di tanto accanimento sulla pericolosità dell’uso dell’ossigenoterapia per la paralisi cerebrale o le patologie neurologiche considerato che in Italia un incidente del genere potrebbe capitare comunque a prescindere dalla patologia trattata nei vari centri ospedalieri. Chiudiamo invitando a riflettere su quanto le aziende sanitarie italiane e lo stesso Stato hanno finora autorizzato e reso possibile. Ricordiamo che prima di questo drammatico evento, tante famiglie sono state aiutate sia economicamente e sia con voli umanitari. Che i nostri viaggi hanno lo scopo di dare la speranza di una vita dignitosa ai nostri angeli. Che prima di condannare le nostre, riflettano sulle proprie azioni. Che ci sia concesso esser visti dal mondo dei “normali”, non come gli “stupidi del villaggio” ma come esseri meritevoli di comprensione e di rispetto. Chiediamo di essere rispettati per ciò che siamo e non ciò che si vorrebbe fossimo. Ci auguriamo che il sacrificio di nonna Enza non sia vano e che non riceva come premio solo inutili parole». 

Il tema dei viaggi della speranza, tornato d’attualità dopo la tragedia in Florida, è stato affrontato anche dall’assessore alla sanità della Regione Puglia, Tommaso Fiore, che ha addirittura chiesto l’intervento della procura di Lecce per verificare che non vi siano organizzazioni criminali che sfruttando lo stato di bisogno illudano i pazienti e i loro familiari organizzando terapie all’estero che di fatto non sono destinate a sortire effetti.
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