Mercoledì 17 Agosto 2022 | 07:21

In Puglia e Basilicata

Intervista/Franceschini: basta show di Berlusconi

Intervista/Franceschini: basta show di Berlusconi
di VALENTINO LOSITO
Il segretario del Pd oggi è in Puglia e Basilicata. «Il Paese ha bisogno del Mezzogiorno e non ci può essere sviluppo per nessuno se non si parte innanzitutto da qui». Vendola sarà il candidato del centrosinistra in Puglia alle regionali del 2010? «Il Partito democratico non ha per fortuna un segretario padrone che da Roma decide tutto, che può fare il bello e il cattivo tempo a suo piacimento. E dunque le scelte territoriali sono affidate innanzitutto ai territori»

11 Maggio 2009

di VALENTINO LOSITO 

On. Franceschini in questi ultimi giorni la signora Veronica Lario è apparsa come la vera leader dell’opposizione a Berlusconi e Fini sta tenendo testa alla Lega su Costituzione e diritti umani. L’azione politica del Pd appare in ombra. 
Il partito che io dirigo è non solo vivo e vitale, ma è anche quello che sui temi a cui lei fa riferimento ha pronunciato le parole più nette e forti. Sia sulla Costituzione sia sui diritti umani nessuno può darci lezioni. L’entusiasmo che sto incontrando nel mio viaggio sui treni locali che tocca città e province di tutta Italia è la conferma che la gente non ne può più degli show di Berlusconi e che il Pd rappresenta la sola speranza di rimettere in piedi il Paese, messo in ginocchio da una crisi economica alla quale il governo non è riuscito a dare uno straccio di risposta adeguata. 

A proposito del caso Veronica-veline: non pensa di aver sbagliato con la scelta di non mettere il dito tra moglie e marito? La vicenda è anche politica in quanto tocca il tema della selezione dei candidati. Non trova? Resto del parere che è bene che tali vicende restino confinate alla sfera privata, gli uomini politici vanno giudicati innanzitutto per la coerenza tra le promesse e i fatti. Detto questo, è vero che nel polverone sollevato dalla vicenda sono emerse circostanze che toccano la sfera pubblica, mi riferisco al tema della selezione dei candidati e non solo. Il Pd - io per primo - non ha avuto esitazioni nel denunciare le storture che la vicenda ha messo in luce, a cominciare dall’idea delle donne che ne è venuta fuori, lontana anni luce dalla realtà. Resta il fatto che noi abbiamo selezionato le candidature in maniera limpida. Mi lasci dire che la denuncia di certe degenerazioni spetterebbe innanzitutto ai mezzi di informazione. 

Perché sta rilanciando l’antiberlusconismo che per il centrosinistra non si è mai rivelato una strategia elettorale vincente? Pensa così di recuperare voti nell’area Di Pietro? Non sto rilanciando nessun antiberlusconismo, critico le politiche del governo non la persona. Alla prova che sta dando di sé il governo non si può che rispondere con un’opposizione intransigente, ne va del bene dell’Italia. Di fronte all’idea di Paese messa in campo dalla destra non è pensabile starsene fermi a guardare. La trincea, più che da noi, è definita dai comportamenti e dalle parole del presidente del Consiglio e della sua maggioranza. Quanto a Di Pietro, i nostri elettorati sono tutti nel centrosinistra, per cui travasi tra i nostri due partiti sono naturali. Ma al centro della nostra azione, quella di un grande partito di centrosinistra, c’è innanzitutto il bene del Paese e non altro. 

A proposito Di Pietro: a volte il leader dell’Italia dei Valori sembra attaccare più lei che Berlusconi, romperete l’alleanza con l’ex pm? Di Pietro pare più impegnato a fare concorrenza al Pd che a fare opposizione alla destra. Un progetto che ha palesato fin da quando, dopo le elezioni dell’anno scorso, è venuto meno all’impegno di formare un unico gruppo in Parlamento. A lui vorrei dire che toglierci i voti a vicenda non aiuterà a creare le condizioni per vincere. Il voto per Di Pietro è solo un voto di protesta. Di alleanze discuteremo poi al momento opportuno. 

Accusa il premier di voler accentrare tutti i poteri, ma il decisionismo di Berlusconi nella vicenda del terremoto in Abruzzo ha rilanciato la sua popolarità. La gente è interessata ai problemi concreti non alle dispute ideologiche..Non crede? Lo credo eccome, ed è per questa ragione che due giorni fa sono stato a L’Aquila, a verificare con i miei occhi qual era la situazione ad un mese dal terremoto. E sa cosa ho trovato? Che tante delle roboanti promesse del presidente del Consiglio sono state disattese nei fatti concreti. Era stata promessa la riapertura delle scuole e ciò che ad oggi è funzionante è una classe sola. Per non parlare del decreto sull’Abruzzo e delle modalità contorte di accesso ai finanziamenti per chi ha perso la casa o l’azienda. Noi chiediamo con forza che la ricostruzione sia al 100% a carico dello Stato e finanziata con un contributo reale, non con crediti di imposta o sistemi di finanziamento parziali di incerta efficacia come è avvenuto per il terremoto in Umbria. Il governo non pensi a mettere la fiducia sul decreto, ma piuttosto rispetti fino all’ultima parola gli impegni presi. Gli abruzzesi hanno il diritto di non essere presi in giro. 

Torna oggi nel Sud: anche su questo tema lei attacca Berlusconi. Ma da Bassolino a Del Turco che prova di governo hanno dato gli uomini del Pd nel Mezzogiorno? La classe dirigente del Pd nel Mezzogiorno è formata per la stragrande maggioranza da tanti ottimi amministratori, di cui i giornali non parlano, che ogni giorno governano con dedizione territori difficili. Del resto il Pd ha messo in campo fin da subito un forte rinnovamento e scelte di discontinuità. Il Paese ha bisogno del Mezzogiorno e noi siamo convinti che non può esserci sviluppo per nessuno se non si parte innanzitutto da qui. E’ per questo che il Pd è fortemente impegnato a dare al Sud una classe dirigente all’altezza, che sappia raccogliere la sfida di restituire speranza e dignità ad una terra tanto ricca di potenzialità e passione. 

Ancora a proposito di governatori: Vendola sarà il candidato del centrosinistra in Puglia alle regionali del 2010? Il Partito democratico non ha per fortuna un segretario padrone che da Roma decide tutto, che può fare il bello e il cattivo tempo a suo piacimento. E dunque le scelte territoriali sono affidate innanzitutto ai territori. Ora è il momento di dedicare ogni energia alle elezioni che si terranno tra un mese, non tra un anno. 

Ha parlato del rischio di un ritorno alle leggi razziali, ma moltissimi italiani sentono la presenza degli immigrati come una minaccia alla loro sicurezza. Non trova anche questa sua uscita scarsamente popolare specie in campagna elettorale? Agitare lo spettro della paura come strumento di propaganda e di consenso è da irresponsabili e rischia di produrre danni irreparabili al nostro tessuto culturale del Paese. Troppe parole di questi giorni ci riportano indietro di settant’anni o all’America delle discriminazioni per il colore della pell e sono certo che non è questo ciò che vuole la stragrande maggioranza degli italiani. Le politiche dell’immigrazione sono un tema di cruciale importanza e non possono essere piegate al ricatto della Lega. Si rende conto il presidente del Consiglio che con il suo Franceschini: gli italiani non ne possono più degli show di Berlusconi no all’Italia multietnica si pone fuori dalla storia e dal futuro, come gli ha ricordato la Cei proprio ieri? Anziché straparlare di leggi razziste e incostituzionali il governo dovrebbe dedicarsi a fare il pieno di benzina alle macchine della Polizia, mettere a disposizione delle forze dell’ordine tutte le risorse necessarie e eliminare i tagli di quasi 3 miliardi di euro al comparto della sicurezza e della difesa. 

Referendum: perché dice no a Bossi sulla riforma elettorale? Numerosi esponenti del suo partito sono favorevoli al dialogo. Il porcellum è una legge pessima che va cambiata. E’ necessario restituire ai cittadini il diritto di scegliersi gli eletti e agli eletti il legame con il territorio. E’ innanzitutto questa la ragione per la quale la direzione del Pd ha deciso con più di 100 voti a favore e 5 contro di dire sì alla proposta referendaria di abrogare il Porcellum a larghissima maggioranza di votare sì al referendum. Il sistema che risulterebbe da una vittoria dei sì non ci convince, ma in questo modo si aprirebbe la strada per un ragionamento serio e si porrebbero le basi per spingere il Parlamento a lavorare per una vera riforma dell’attuale legge elettorale. Ciò che chiediamo alla maggioranza è di non votarsi da sola le riforme e di accogliere il contributo dell’opposizione. Le regole del gioco vanno scritte insieme da tutti i giocatori in campo. 

D’Alema ha detto che il Pd ha bisogno di un congresso vero. Si sente un segretario a termine? Riproporrà la sua candidatura? Se alle europee il Pd sarà sotto il 25% si considererà uno sconfitto? Certo che sono un segretario a termine, ogni leader di partito lo è fino al congresso successivo. La sola condizione che ho posto per la mia elezione era che il mio fosse un mandato pieno e mi pare che fino ad oggi così sia stato.
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