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In Puglia e Basilicata

Potenza, il sindaco fa comizio in chiesa

Potenza, il sindaco fa comizio in chiesa
di GIOVANNI RIVELLI
E' polemica rovente a Potenza per quanto accaduto durante una messa alla celebrazione di una festa di contrada: il parroco invita il sindaco uscente (e ricandidato alle prossime elezioni) a parlare e il Pdl attacca: «Ha fatto uno spot dall'altare». La replica: «Strumentalizzazioni a danno della Chiesa». Il parroco: «Perchè tanta attenzione?» Così l’innocente festa di «San Francesco» si trasforma in un caso politico

11 Maggio 2009

di GIOVANNI RIVELLI

POTENZA - Festa di contrada nella frazione «San Francesco» (sulla strada che porta a San Nicola), il parroco invita il sindaco a parlare e Vito Santarsiero va vicino al leggio, prende il microfono e dice qualche parola. Se non ci fosse stata la campagna elettorale, una delle più aspre mai vissute dalla città, l’episodio sarebbe passato inosservato, ma il sindaco-candidato sull’altare di fronte a oltre 300 devoti è stato una «miccia» che ha inesorabilmente dato fuoco alle polveri. La scintilla l’ha fatta scoccare il segretario cittadino del Popolo della Libertà, Lorenzo Larocca. 
«L’officiante - ha attaccato - ha ritenuto fare intervenire il sindaco per una sorta di spot elettoral-religioso per fargli ringraziare i consiglieri comunali presenti (ovviamente del Pd), per l’attività profusa nel corso dei cinque anni di consiliatura e di salutare “fervidamente” i fedeli intervenuti alla funzione. Alla conclusione dell’intervento imbonitore del sindaco, l’officiante ha pacificamene proseguito la funzione». 

Da qui una serie di accuse che vanno dallo «scarso rispetto religioso» a duella di aver dato corpo a un «interessato presenzialismo a funzioni religiose, con concordata partecipazione subliminale» rievocando addirittura il passo evangelico dei mercanti nel Tempio e auspicando l’intervento delle autorità religiose. 

Allo scandalo invocato dal segretario Pdl risponde altrettanto scandalizzato il sindaco Santarsiero. «Ma quale intervento spot - dice - mi dispiace che la Chiesa sia trascinata in beghe di campagna elettorale. La verità e che a quella, che è la prima delle feste di contrada di Potenza, io ci sono andato ogni anno e sono sempre intervenuto. È quasi una tradizione. Anche perchè in quelle aree periferiche il sindaco non si vede sempre. Così anche quest’anno il parroco mi ha invitato a dire due parole, sia chiaro dopo la messa, e le ho dette, ma senza campagna elettorale. In fondo sono sempre il sindaco in carica e la mia funzione devo esercitarla. E non ho ringraziato nessun consigliere nè la gente ha percepito il mio intervento come uno spot. Ho parlato lì esattamente come, in questi giorni, sto parlando a una serie di appunatementi di enti e associazioni a cui è invitato il sindaco. E fino al rinnovo il sindaco sono io». 

La lettura, insomma, è diametralmente opposta: sarebbe stato il segretario Pdl a strumentalizzare un evento religioso e popolare per alzare un polverone a fini elettorali basato sul niente. A trovarsi tra incudine e martello è però il povero don Carmine Lamonea, sacerdote che ha officiato ieri la messa. «Non capisco perchè tanto interesse su una festa di contrada - dice - anche il giorno prima il sindaco ha parlato all’Efab a un raduno organizzato dal vescovo e nessuno ha detto niente. Invece tanta attenzione su qualcosa di marginale. Come tutti gli anni il sindaco è venuto, come tutti gli anni l’ho invitato a parlare, come tutti gli anni lui ha ringraziato il vicariato (il distretto della diocesi, ndr) e il coro e ci ha fatto i complimenti per i canti. Tutto qua. Campagna elettorale non ne ho vista».
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