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In Puglia e Basilicata

«Murgia avvelenata» confiscati 270 ettari

«Murgia avvelenata» confiscati 270 ettari
di LUCA NATILE 
Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Bari, Sergio di Paolo, ha disposto la confisca della «quota di proprietà» dei 270 ettari già posti sotto sequestro, riconducibile al possidente Giuseppe Quintano. Il gup ha inoltre condannato il proprietario terriero ad un anno e due mesi di reclusione, pena sospesa, per aver illecita gestione di rifiuti smaltiti su terreni di sua proprietà, nel Parco nazionale dell'Alta Murgia, ad Altamura. L'inchiesta ha rivelato che sui quei campi, insieme al semplice concime, venivano versati rifiuti contenti metalli pesanti ma anche plastiche, siringhe, lacci emostatici, tubi di dentifricio

10 Maggio 2009

BARI - Inchiesta «Murgia avvelenata». Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Bari, Sergio di Paolo, ha disposto la confisca della «quota di proprietà» dei 270 ettari già posti sotto sequestro, riconducibile al possidente Giuseppe Quintano. Il gup ha inoltre condannato il proprietario terriero, al quale ha riconosciuto le attenuanti generiche, ad un anno e due mesi di reclusione, pena sospesa, per aver gestito illecitamente, al fine di ottenere un ingiusto profitto, ingenti quantitativi di rifiuti smaltiti su terreni di sua proprietà, in contrada Cervoni ad Altamura. Infine il giudice ha disposto la restituzione delle restanti quote di comproprietà sui medesimi terreni e degli altri possedimenti ai proprietari. 

I fatti sono datati e ci portano indietro nel tempo, esattamente al 12 luglio del 2003 quando la polizia municipale di Altamura eseguì i primi accertamenti da cui scaturirono le indagini, rilevando l’esistenza di una discarica attrezzata sui fondi appartenenti all’azienda agricola Quintano (gestita secondo l’accusa da Giuseppe Quintano), parte dei quali destinati alla coltivazione del grano. L’inchiesta ha rivelato che sui quei campi insieme al semplice «ammendante organico composto» ossia fango organico per la concimazione dei seminativi, venivano rovesciati e spalmate rifiuti contenti metalli pesanti ma anche plastiche, siringhe, lacci emostatici, tubi di dentifricio. 

Le analisi del terreno condotte in epoche successive al sequestro (i sigilli scattarono il 5 settembre del 2003) permisero di rilevare la presenza di cromo e idrocarburi. Nel 2007 tecnici ed esperti della Regione Puglia (assessorato all’Ecologia), dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente), del Cnr-Irsa e di varie articolazioni dell’Università di Bari (specialisti di entomologia, chimica del suolo, biologia) eseguirono il primo sopralluogo insieme ai tecnici del Servizio Ambiente del Comune per gettare le basi della bonifica. 

I terreni della discarica abusiva ricadono nel Parco nazionale dell’Alta Murgia. Su di essi dal 2003 vige il divieto di coltivazione. Rispetto all’intera estensione dei terreni della azienda agricola Quintano posti sotto sequestro, la superficie sulla quale sono stati versati i rifiuti è molto limitata. La compromissione della salubrità dei suoli - secondo quanto sostenuto nel processo dalla difesa del proprietario terriero - sarebbe «pressochè inesistente, come attestato dalle attività di caratterizzazione dei suoli». La sentenza del gup giunge al termine di una lunga disputa di legittimità costituzionale relativamente al percorso seguito da una richiesta di applicazione della pena formulata dalla difesa dell’imputato sulla quale il pm aveva espresso il proprio cons enso.
LUCA NATILE
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