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In Puglia e Basilicata

Omicidio Mez, Sollecito: le orme non sono mie

Omicidio Mez, Sollecito: le orme non sono mie
"Quelle impronte di piedi nudi non sono assolutamente mie": a sottolinearlo è stato il pugliese Raffaele Sollecito in una dichiarazione spontanea resa alla Corte d’assise di Perugia alla ripresa pomeridiana del processo a suo carico. Il giovane ha così commentato la deposizione di oggi di un esperto della polizia scientifica dalla quale è emersa l'attribuzione all’imputato di due orme trovate nella casa dove venne uccisa Meredith Kercher

09 Maggio 2009

PERUGIA – Una impronta di scarpa di Rudy Guede dove venne trovata morta Meredith Kercher, quelle dei piedi attribuite a Raffaele Sollecito e ad Amanda Knox sul corridoio della casa del delitto, in una camera e in un bagno: sono gli elementi scientifica che l’accusa oggi ha portato nel processo ai due ex fidanzati. «Certezze» per il legale della famiglia della vittima mentre Sollecito ha assicurato «quelle impronte non sono mie e lo dimostreremo». 

Il dottor Lorenzo Rinaldi e l’ispettore Pietro Boemia, esperti della sezione polizia giudiziaria della polizia scientifica, hanno deposto per ore davanti alla Corte d’assise di Perugia. A lungo incalzati dalle domande dei pm e dei difensori dei due imputati. Praticamente alla fine dell’udienza, rispondendo a una domanda del presidente della Corte, Giancarlo Massei, l’ispettore Boemia ha sostenuto che le tracce di piedi e di scarpe «sporche di sangue» trovate nella casa del delitto sono «di tre persone diverse». 

Prima Rinaldi aveva invece sottolineato che gli studi svolti finora in ambito forense dimostrano come le orme dei piedi «sono identificabili in base a caratteristiche morfologiche». Dalla consulenza dei due esperti è emerso che l’impronta di scarpa sporca di sangue trovata accanto alla vittima è di Guede e non di Sollecito come ipotizzato in un primo momento dagli investigatori mentre sulla federa del cuscino sotto al cadavere ne è stata rilevata un’altra di misura 36-38 non identificata. 

Nella casa trovate anche – secondo gli investigatori – tracce di piedi nudi: di Sollecito, su un tappetino del bagno (lasciata da tracce ematiche) e nel corridoio, e della Knox, sempre nel corridoio (davanti alla porta della stanza dove venne uccisa Mez) e in camera della stessa studentessa americana. «Quei piedi non sono miei» ha detto Sollecito prendendo la parola per una dichiarazione spontanea. Raffaele è poi tornato sull'impronta di scarpa vicino alla vittima. 

«Sono stato arrestato per questa prova» ha sostenuto sottolineando di avere detto «fin dall’inizio» che non era sua. «Ma nessuno mi ha ascoltato» ha aggiunto. «Ho ammirato Raffaele che si è alzato e ha detto quelle cose» ha commentato il padre di Amanda, Curt. Tracce, quelle dei piedi, sulle quali le difese intendono comunque chiedere una perizia. Hanno lamentato che a parte l'orma di Sollecito in bagno, siano state evidenziate utilizzando il Luminol che reagisce al sangue ma anche – hanno affermato – a candeggina e altri solventi. I legali dei due imputati, che si sono sempre proclamati innocenti, hanno poi contestato il metodo con il quale sono state attribuite. 

«Le indagini sono state estremamente lacunose» ha detto l’avvocato Giulia Bongiorno, uno dei difensori di Raffaele. Oggi intanto la Corte ha affidato l’incarico per trascrivere tutte le intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre 800, eseguite nell’inchiesta e acquisito i brogliacci di quelle relative ai familiari di Sollecito (la sua difesa ha lamentato che in essi compaiono commenti della polizia giudiziaria).

Il processo è stato quindi rinviato al 22 maggio quando sarà sentita la biologa Patrizia Stefanoni. Poi, tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, gli ultimi testimoni d’accusa e le testimonianze dei familiari di Mez e l’interrogatorio della Knox. 
Claudio Sebastiani-Ansa
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