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In Puglia e Basilicata

LA FESTA/Bari in A Benvenuti in paradiso

LA FESTA/Bari in A Benvenuti in paradiso
di FRANCESCO COSTANTINI
Eccoli, i giochi pirotecnici che s’accendono proprio mentre a Livorno, sulla riva di un altro mare, battuto da altri santi, arriva l’ultimo fischio dell’arbitro. Nicola si diverte a giocare col destino, sposta le pedine, le lancette. Tesse i fili di una trama che si compie alle 22.35 in punto dell’8 maggio, mentre Bari e i pellegrini non aspettano che lui, il santo più ecumenico che ci sia. Così, all’appuntamento lui si presenta puntualissimo, come la squadra di Conte, inarrestabile da quando ha deciso di prendere per il collo il campionato. 22.35 appena battute: fffiii, booom. Benvenuti in paradiso

09 Maggio 2009

di FRANCESCO COSTANTINI
La festa, la fede. Il rito, i lupini. I fuochi d’artificio, la devozione. La focaccia, i pellegrini.

Eccoli, i giochi pirotecnici che s’accendono proprio mentre a Livorno, sulla riva di un altro mare, battuto da altri santi, arriva l’ultimo fischio dell’arbitro. Nicola si diverte a giocare col destino, sposta le pedine, le lancette. Tesse i fili di una trama che si compie alle 22.35 in punto dell’8 maggio, mentre Bari e i pellegrini non aspettano che lui, il santo più ecumenico che ci sia. Così, all’appuntamento lui si presenta puntualissimo, come la squadra di Conte, inarrestabile da quando ha deciso di prendere per il collo il campionato. 22.35 appena battute: fffiii, booom. Benvenuti in paradiso.

Nulla è più pagano di una sagra cristiana, sacro e profano mescolati in un abbraccio dove tutto si confonde. Bari è la città delle mille contraddizioni, strepitosa nello sfrangiarsi delle sue anime, oriente ed occidente sottobraccio. Come Nicola, appunto, il più a Est dei santi dell’Ovest, bizantino nei colori e negli odori, nella passione, incredibile e per questo veneratissimo.

La festa in suo onore cade quest’anno giusto mentre la città attende, col fiato sospeso, di stringersi attorno alla sua squadra di calcio, alla quale, nonostante la ruffianesca dedica della domus pedatoria cittadina, Colino non ha mai rivolto alcuno sguardo particolare, se non in casi disperati per altro mai riconosciuti da santa romana chiesa come miracoli a tutti gli effetti. Sino a ieri sera, almeno.

Stavolta accade che l’altra sera, al corteo storico che attraversa il centro attorno al borgo antico, assistano mescolati alla folla molti degli «eroi» di Antonio Conte, il condottiero che non nasconde il suo forte sentimento religioso. Sembra una banalità ma non accadeva da tempo. Forse è un segno del destino, ma gran parte della squadra ha scelto di tornare ad abitare in città ben prima di iniziare la magica cavalcata che porta diritti in serie A. La squadra ha ripreso a vivere la città, ha scelto persino di condividerne l’intensa emozione del corteo di san Nicola. Forse curiosità, ma un segno forte di integrazione, di piena accettazione di un’identità. De Vezze, Rivas, Masiello, Guberti, Donda, forse anche altri compreso mister Conte: in tanti li hanno notati e li hanno lasciati liberi di vivere la festa in mezzo ai baresi, da baresi. Una cosa che è piaciuta moltissimo, che la gente e non solo i tifosi hanno colto come un messaggio forte. Bari e il Bari sono tornati ad essere una cosa sola. Senza messaggi sociologici, senza leggerci dietro niente che non sia un destino da giocarsi sino in fondo. Come il Bari di Antonio Conte, no?
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