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In Puglia e Basilicata

Minacciò vigilessa: Cassazione condanna sindaco salentino

Minacciò vigilessa: Cassazione condanna sindaco salentino
«Io sono il tuo capo e devi fare quello che dico, io». Così un sindaco pugliese aveva ammonito una solerte vigilessa che lo aveva fermato mentre cercava di passare con l’auto in una zona a divieto di circolazione. Il sindaco le disse anche: «tu devi obbedire ai miei ordini, domani ti voglio nel mio ufficio a rapporto» e sgommando se ne andò. Ma processato per minaccia nei confronti del vigile, si è ritrovato una condanna confermata in Cassazione

06 Maggio 2009

ROMA - «Io sono il tuo capo e devi fare quello che dico, io». Così un sindaco pugliese aveva ammonito una solerte vigilessa che lo aveva fermato mentre cercava di passare con l’auto in una zona a divieto di circolazione. Il sindaco le disse anche: «tu devi obbedire ai miei ordini, domani ti voglio nel mio ufficio a rapporto, quella è la macchina fai la contravvenzione» e sgommando se ne andò. Ma il guidatore provetto, processato per minaccia nei confronti del vigile, si è ritrovato una condanna confermata anche dalla Cassazione. 

Il Tribunale di Lecce prima e La Corte d’Appello poi avevano, ritenuto che il sindaco Nicola F. con quelle parole pronunciate davanti a testimoni, avesse voluto «intimidire» la vigilessa «facendole intravedere la possibilità di azioni disciplinari» e lo avevano condannato a risarcimento danni in favore della donna, Anna Rita B., di circa 5mila euro. 

Nel ricorso in Cassazione il primo cittadino aveva sottolineato come lui «non fosse legittimato ad infliggere azioni disciplinari ed aveva solo reagito all’arroganza della vigilessa animata dalla smania di censurare pubblicamente anche al di la dello zelo, il sindaco». Ma i giudici della Quinta Sezione Penale, nel confermare la condanna con la sentenza n. 19021, hanno sottolineato come il primo cittadino sia comunque «il capo dell’amministrazione comunale» e il fatto che il potere disciplinare spettasse al segretario «non escludeva l’intento minaccioso tenuto conto della sua superiorità gerarchica». 
Tanto più che testimoni avevano riferito come la vigilessa fosse stata chiamata a rapporto giorni dopo davanti a sindaco e Comandante dei vigili.
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