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In Puglia e Basilicata

Paludi sipontine, chiusa la vertenza dopo 73 anni di battaglie legali

Paludi sipontine, chiusa la vertenza dopo 73 anni di battaglie legali
di MICHELE APOLLONIO 
MANFREDONIA - Settantatre anni: sono tanti gli anni trascorsi per venire a capo di una controversia insorta tra il Comune di Manfredonia e il consorzio generale per la bonifica e la trasformazione fondiaria della Capitanata inerente alla titolarità di un vasto territorio detto "Paludi sipontine" comprendente anche Siponto. A porre termine alla tenzone l'ormai definita transazione tra le parti approvata dal Consiglio comunale

06 Maggio 2009

MANFREDONIA - Settantatre anni: sono tanti gli anni trascorsi per venire a capo di una controversia insorta tra il Comune di Manfredonia e il consorzio generale per la bonifica e la trasformazione fondiaria della Capitanata inerente alla titolarità di un vasto territorio detto “Paludi sipontine” comprendente anche Siponto. Un lungo lasso di tempo nel quale la battaglia legale insorta, con il Commissario agli Usi civici di Bari a fungere da arbitro, si è andata via via irrobustendo di azioni contrapposte, perizie tecniche, pareri di esperti e così via dicendo. Una contesa ostinata che al di là delle reciproche rivendicazioni, ha nociuto ai coloni che nel frattempo si erano insediati su quei terreni recuperati alla palude, e dunque allo sviluppo dell’area divenuta di forte interesse turistico, naturale espansione del ridente lido di Siponto. Senza quell’inghippo per lo mezzo, quell’area sarebbe, stante i progetti proposti, una fiorente e redditizia oasi turistica ben diversa dal degrado e dall’abusivismo che vi regna. 

A porre termine alla tenzone l’ormai definita transazione tra le parti approvata dal Consiglio comunale. Casus belli della controversia proprio quello stato di “palude” di un’area di oltre 340 ettari, più altri 50 acquistati dal Consorzio, per la gran parte (più di 322 ettari) appunto palustri, formatasi nella seconda metà del XVIII secolo per via di un cordone dunale che aveva circoscritto la Laguna di Siponto a poco a poco colmatasi per l’emersione delle terre. Terre che nel lontano 1936 il Comune di Manfredonia alienò a favore del Consorzio di bonifica. L’atto del notaio Caizzi venne però annullato per non essere stata la compravendita preventivamente autorizzata a norma del Regio decreto 332/1928. 

Lo spunto sul quale è sorta e giocata la controversia è proprio quella delle terre emerse: potevano essere gravate di uso civico? Un interrogativo rotolato con alterne tensioni per 73 anni durante i quali è rimasta sospesa ad un filo una realtà che era andata avanti di parecchio travolgendo le iniziali condizioni conflittuali. 

Punto fondamentale della transazione è che Comune di Manfredonia e Consorzio di bonifica prendono atto che il Commissario per la liquidazione degli usi civici di Bari, “ritiene essere di demanio civico il latifondo denominato Paludi sipontine”. E conseguentemente “accettano ed acconsentono alle legittimazioni ai sensi di legge dei suoli appoderati gravati di uso civico in favore degli aventi diritto”. Che sono i 34 assegnatari di altrettanti lotti di terreno due dei quali sono stati inglobati nel contesto della zona residenziale di Siponto. Per quanto riguarda l’abitato di Siponto, “le parti riconoscono transattivamente e prendono atto della inesistenza e comunque della cessazione di qualsivoglia gravame di uso in riferimento ai terreni sui quali è sorta la Borgata di Siponto”.
MICHELE APOLLONIO
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