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Consigliere An ucciso: tutti assolti

Consigliere An ucciso: tutti assolti
La Corte d'assise d'appello di Bari ha confermato la sentenza di primo grado e ha assolto tutti gli imputati coinvolti nel processo per l’uccisione del consigliere comunale di Foggia di Alleanza Nazionale Leonardo Biagini, compiuta con colpi di pistola il 25 ottobre del 2004 nel circolo politico di Foggia 'Riva Destra'. Secondo i giudici la testimonianza di un pentito che aveva indicato mandante e movente non è credibile. La soddisfazione del legale della difesa

05 Maggio 2009

BARI - La Corte d'assise d'appello di Bari ha confermato la sentenza di primo grado e ha assolto tutti gli imputati coinvolti nel processo per l’uccisione del consigliere comunale di Foggia di Alleanza Nazionale Leonardo Biagini, compiuta con colpi di pistola il 25 ottobre del 2004 nel circolo politico del capoluogo 'Riva Destra'. 

La pubblica accusa aveva chiesto una condanna alla pena dell’ergastolo, altre tre a 15 anni di reclusione per tentativo di omicidio e un’assoluzione con formula dubitativa da quest’ultimo reato. In primo grado (il 20 dicembre 2007), la Corte d’assise di Foggia aveva assolto sia il presunto sicario di Biagini, Claudio Russo, sia altri quattro imputati accusati dalla Dda di Bari di aver compiuto successivamente un attentato ai danni del pregiudicato Antonio Catalano, amico di Biagini, poi divenuto collaboratore di giustizia.

L'OMICIDIO IN UN CIRCOLO RICREATIVO
L'omicidio di Leonardo Biagini, 39 anni, consigliere comunale di An a Foggia, fu compiuto da un killer solitario con un colpo di revolver calibro 38 al torace. Il delitto avvenne nel circolo ricreativo 'Riva Destra' di Alleanza Nazionale, nel capoluogo dauno, la sera del 25 ottobre 2004. Nell’agguato, durante il quale furono sparati sei colpi di pistola, fu ferito di striscio, alla coscia destra, il pregiudicato Antonio Catalano, amico e frequentatore di Biagini. Catalano, dopo essere sfuggito ad un agguato, e soprattutto dopo essere stato arrestato per un omicidio, decise di collaborare con la giustizia e svelò il nome del sicario del politico di An e il probabile movente dell’agguato. 
 
I CINQUE INDIZIATI ANCHE PER UN ALTRO AGGUATO 
Sono cinque gli imputati del processo Biagini. 
Claudio Russo, 43 anni, detenuto dal 16 marzo 2005, è accusato d’essere l’autore materiale dell’omicidio di Leonardo Biagini; deve rispondere anche di associazione mafiosa quale affiliato al clan Trisciuoglio-Prencipe; di spaccio di droga; e dell’avvertimento ai danni di un ispettore della squadra mobile davanti la cui abitazione, il 12 luglio 2004 fu lasciata una bomba inesplosa e una testa d’agnello.  
Cesare Antoniello (di 46 anni detenuto dal marzo 2005); i fratelli Savino e Leonardo Lanza (di 23 e 27 anni, detenuti dall’8 luglio 2005) e Felice Direse di 37 anni (detenuto dal novembre 2005) sono accusati di associazione mafiosa quali affiliati al clan Trisciuoglio-Prencipe e del tentato omicidio del malavitoso Antonio Catalano, sfuggito ad un agguato il 25 novembre del 2004, dopo essere già rimasto ferito di striscio un mese prima in occasione dell’omicidio del suo amico Biagini.  

La Dda aveva ipotizzato che Biagini fosse stato ucciso perché, si opponeva allo sgombero degli sfrattati del palazzo ex Onpi, dove viveva anche Catalano, e rischiava di far saltare gli 8 milioni di euro stanziati per la ristrutturazione dello stabile. Catalano doveva poi essere ammazzato - dice sempre la Dda, sulla scorta delle dichiarazioni dello stesso Catalano pentitosi nel gennaio 2005 - per eliminare un testimone scomodo dell’agguato a Biagini e per far credere che il consigliere comunale fosse stato ammazzato per sbaglio al suo posto. 

Secondo i giudici, a carico di Russo non  vi sono prove per sostenere che sia colpevole, e – così hanno  sostenuto i giudici di primo grado – il 'pentito' Catalano non  è credibile. Quindi, hanno assolti anche gli altri quattro  foggiani accusati di aver tentato di uccidere Catalano,  gambizzato il 25 novembre del 2004, a Foggia. Secondo l’accusa,  la gambizzazione di Catalano fu decisa per far credere che  Biagini era stato ucciso per errore nell’agguato nel quale  doveva invece morire Catalano. Al tempo stesso – ipotizza  l'accusa – l'uccisione di Catalano fu ordinata perché il  pregiudicato era testimone oculare dell’omicidio di Biagini. Il sostituto pg Anna Maria Tosto aveva chiesto la condanna  alla pena dell’ergastolo per Russo, 15 anni per i fratelli  Leonardo e Savino Lanza e per Cesare Antoniello, e l’assoluzione  per Felice Di Rese. Invece, sono stati tutti assolti. 

FELICE IL LEGALE DELL'IMPUTATO CLAUDIO RUSSO
La sentenza d'appello per l'omicidio del consigliere comunale di Foggia, Leonardo Biagini, è «estremamente positiva perchè conferma l’estraneità di  Claudio Russo e l’inattendibilità totale del 'pentitò Antonio  Catalano, che è tuttora sotto scorta». Così il legale di  Russo, Raul Pellegrini, commenta la sentenza dei giudici di Bari  che hanno mandato assolti tutti gli imputati del processo. Nei  confronti di Russo, ritenuto dall’accusa l’assassino di Biagini,  è stata confermata la condanna inflitta in primo grado alla  pena di tre anni e sei mesi per detenzione di due candelotti di  esplosivo. «Sono soddisfatto – sottolinea il difensore – anche alla  luce del fatto che durante il processo c'è stata una  rinnovazione dell’istruttoria che ha portato all’ascolto di due  investigatori. Ciò faceva capire che i giudici avessero qualche  dubbio».

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