Martedì 16 Agosto 2022 | 15:52

In Puglia e Basilicata

Uccisi tarantino e figlio in un agguato a Milano

Uccisi tarantino e figlio in un agguato a Milano
Si è trattato di un vero e proprio agguato quello avvenuto stamani, in cui sono morti Francesco Catapano, 71 anni, originario di Taranto, e il figlio Umberto, 37 anni, nato a Milano. Entrambi abitavano nel capoluogo lombardo. Il più giovane dei Catapano aveva finito di scontare il 31 dicembre scorso una pena ai domiciliari per resistenza e violenza. L'ipotesi è che i killer siano stati due

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04 Maggio 2009

RHO (MILANO) - Si è trattato di un vero e proprio agguato quello avvenuto stamani, poco dopo le 9 a Rho, comune alle porte di Milano, in cui sono morti padre e figlio. Quest’ultimo, da pochi giorni, aveva finito di scontare gli arresti domiciliari per una rapina all’autogrill di Pero, avvenuta nel novembre 2008. Francesco Catapano, idraulico in pensione di 71 anni, e Umberto, 37 anni, lavori saltuari, precedenti penali per rapina ed estorsione, erano originari di Taranto, ma da oltre 10 anni risiedevano in via Arbe a Milano. 

Oggi non risponde nessuno alla porta: abbaia solo il pitbull, lasciato a casa, mentre la vedova è dai carabinieri di Rho, che conducono le indagini. Il pm che segue il caso è Francesco Caiani. Secondo una prima ricostruzione, che è ancora oggetto di verifica – dicono i carabinieri -, i due uomini transitavano a bordo del loro Mercedes in via Parri, quando sono stati avvicinati da un altro veicolo con a bordo alcune persone. 

I Catapano hanno cercato una via di fuga, svoltando in un parcheggio all’inizio di via Aldo Moro, salvo rendersi conto che non aveva uscita. La Mercedes è stata così bloccata e i killer hanno scaricato contro otto colpi, che hanno colpito mortalmente il figlio Umberto, che era alla guida, e ferito in modo grave il padre Francesco. 

Non ci sono testimoni oculari dell’agguato: solo dopo che i killer erano fuggiti, uno studente, che passava di lì in bicicletta, ha visto l’auto crivellata dai colpi e i corpi delle due vittime. Subito sono stati chiamati i carabinieri e il 118: quando l’anziano è stato soccorso, era ancora vivo, ed è stato trasportato all’ospedale di Rho, dove è però spirato poco dopo. 

Con le bocche cucite gli inquilini del complesso residenziale - tre palazzine color beige ravvivate da un bel giardino – che si affaccia sul parcheggio: «Ho sentito un forte rumore, che non sapevo associare a nulla», ha detto una signora; «ho sentito gli spari, ma non ho visto nulla», le ha fatto eco un’altra. Ora nel parcheggio restano i vetri dei due finestrini andati in frantumi sotto i colpi, una cospicua macchia di sangue e i cerchi in gesso che segnalano dove sono caduti sette bossoli. Dall’altra parte della strada, l’asilo è silenzioso e non ci sono bambini a giocare in giardino. Bocche cucite anche a Milano, nel condominio dove abitavano le due vittime: dei Catapano non c'è traccia né sul citofono, né sulle cassette delle lettere. «Erano molto riservati e ci tenevano a non figurare», commenta il portiere che ricorda Francesco ?«sempre così scherzoso». E non si capacita di cosa possa aver provocato un’esecuzione in questo stile: «Umberto era persona silenziosa; un lavoro fisso no, non l’aveva, faceva diversi lavoretti e, si sa, a volte bisogna arrangiarsi. Ma era una brava persona. Cosa diavolo avrà fatto per essere ammazzato così!».
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