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La Golino alla Gazzetta «Ci vorrebbe più coraggio»

La Golino alla Gazzetta «Ci vorrebbe più coraggio»
Un filo di trucco, un abitino attillato low profile e occhialoni scuri. Da antidiva quale si definisce, Valeria Golino ha incontrato oggi alla Gazzetta del Mezzogiorno i ragazzi dell'Accademia del cinema di Enziteto, estrema periferia di Bari. Un incontro per promuovere l'edizione 2009 del Festival di Roma. Circa la nostra epoca, l'attrice ha detto: «Guardiamo le cose inerti. Siamo un paese agli sgoccioli. Faccio l'attrice, dovrei proporre, avere il coraggio. Ci censuriamo, io per prima. Siamo spettatori del cattivo gusto. Io mi sento vinta.

30 Aprile 2009

BARI - Un filo di trucco, un abitino attillato low profile e occhialoni scuri. Da antidiva quale si definisce, Valeria Golino ha incontrato oggi alla Gazzetta del Mezzogiorno i ragazzi dell’Accademia del cinema di Enziteto, estrema periferia di Bari. Un incontro per promuovere l’edizione 2009 del Festival di Roma. 

“Sono chiacchierona – ha esordito – perchè ho bevuto un bicchiere del vostro vino. E spero di essere anche chiara”, invitando la platea a porle domande sul cinema. 

“Ci sono molti talenti nel cinema italiano – ha detto l’attrice – anche se oggi siamo tutti un pò preoccupati dalla gradevolezza. C'è un momento di paura che comincia dalle sceneggiature. Ma poi vedi film come Gomorra e dici "Allora si può". Tutti vorremmo riuscire a fare cose coraggiose, ma siamo figli del nostro tempo. E’ molto difficile oggi fare poesia della realta”. 

Le è stato chiesto quali sono le differenza con il cinema d’oltre oceano: “E' quasi impossibile paragonare il nostro cinema a quello americano. Le industrie sono così diverse. Loro sono ricchi, la loro industria è florida, più sana della nostra. Noi, invece, siamo in difficoltà da sempre. E’ da quando avevo 17 anni che sento dire che il cinema italiano è morto”. 

Si è parlato poi di registi e autori, confronto tra vecchia e nuova generazione. “Beh, i settantenni o uno come Monicelli – ha sottolineato Valeria Golino – sono più moderni rispetto a noi. Moderni nel pensiero, nel modo di pensare l’arte. Noi siamo bigotti, pensiamo al bon ton e non lo sappiamo fare. Noi quarantenni siamo delle cacche, la generazione più "caccosa" che c'e”. 

La Golino si è soffermata a parlare anche del confronto tra tv e grande schermo preferendo: “In un anno ho ricevuto cinque proposte televisive ma ora non mi interessa la tv. Anzi, mi sento responsabile del fatto che non si faccia buona tv. Guardiamo le cose inerti. Siamo un paese agli sgoccioli. Faccio l'attrice, dovrei proporre, avere il coraggio. Ci censuriamo, io per prima. Siamo spettatori del cattivo gusto. Io mi sento vinta. Mi piacerebbe saper interpretare la crudeltà. Ci ho provato, ma tutti gli attori hanno un limite”. “Il cinema – ha concluso – non è fare lezione. La sua funzione sociale è abbellire, fare discutere e incazzare. Preparare al bello”.
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