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In Puglia e Basilicata

Bari, auto rubate sottoposte a lifting

Bari, auto rubate sottoposte a lifting
BARI - Uno rubava le automobili, padre e figlio le sottoponevano a lifting e un altro ancora le vendeva nel suo autosalone: i quattro sono stati scoperti e arrestati dagli agenti della polizia giudiziaria della Polizia stradale.
L'accusa per gli arrestati è di furto, ricettazione e riciclaggio in concorso. Per informazioni sul modello di auto rinvenute tel. 080.5349680 (Polizia Stradale)

29 Aprile 2009

BARI - Uno rubava le automobili, padre e figlio le sottoponevano a lifting e un altro ancora le vendeva nel suo autosalone: i quattro sono stati scoperti e arrestati dagli agenti della polizia giudiziaria della Polizia stradale.
L'accusa per gli arrestati è di furto, ricettazione e riciclaggio in concorso. 

L’indagine è coordinata dal sostituto procuratore di Bari Francesca Romana Pirrelli. Il giudice per le indagini preliminari è Vito Fanizzi. Le auto venivano rubate da Paulin Ndrekay, di 31 anni, albanese, poi erano riverniciate e veniva loro cambiato il numero di telaio o del motore da Giuseppe e Luigi Lopez, padre e figlio di 45 e 25 anni di Casamassima, con precedenti specifici. Quindi le vetture erano messe in esposizione nell’autosalone di Ceglie Messapica (Br) di Giuseppe Demarchi, di 36 anni. 

Le auto, tutte rubate, assumevano 'l'identita” di quelle incidentate e da rottamare. Complessivamente sarebbero 13 le persone denunciate: di Bari, Casamassima e Cassano delle Murge. Si tratta di ladri d’auto, meccanici e ricettatori.
L'indagine è cominciata verso la fine del 2008 subito dopo l'acquisto di una Lancia Y, per 4.000 euro, da parte di una donna barese, ignara d’essere diventata la proprietaria di un’auto rubata. E sono stati Giuseppe e Luigi Lopez, in particolare, – a quanto si è saputo – i due componenti dell’organizzazione seguiti più da vicino dagli agenti di polizia. Sono stati controllati per mezzo di intercettazioni telefoniche e anche attraverso dispositivi satellitari a bordo della loro auto. 

Padre e figlio, titolari di una officina a Casamassima, spesso lavoravano a domicilio, in opifici e depositi di auto dove i mezzi rubati venivano riverniciati e assumevano una nuova identità. Alle volte erano proprio loro a proporre affari ad automobilisti in cerca di auto usate attraverso il meccanismo della vendita 'porta a portà. Nel corso dell’attività investigativa sono stati sequestrati beni per 200.000 euro, tra auto e pezzi di ricambio. 

Le indagini – a quanto si è saputo – non sono concluse. L'albanese, in particolare, è ritenuto dagli investigatori a capo di un’organizzazione costituita da suoi connazionali e da romeni, abili nei furti d’auto. Così abili da usare un carro attrezzi per caricare i mezzi rubati dando così meno nell’occhio. Le auto, dopo il lifting, raggiungevano Ceglie Messapica dove venivano rivendute con circa 1.000 euro di differenza rispetto al prezzo di mercato. Al momento dell’arresto del titolare dell’autosalone erano cinque i mezzi rubati su 15 in esposizione.
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