Martedì 09 Agosto 2022 | 03:44

In Puglia e Basilicata

Trani, topi in libera uscita anche in pieno centro

Trani, topi in libera uscita anche in pieno centro
di LUCIA DE MARI
Topi, topi ed ancora topi. Da emergenza elettrica e sanitaria. A Trani impazzano «orde» di roditori che invadono case e, come un po' di tempo fa, rosicchiano i fili elettrici e lasciano la città al buio. O si spostano sino a Brindisi e causano black out al petrolchimico, o forse sono altri topi. Ad ogni modo c'è un problema, tanto che anche Legambiente si è mossa parlando di «degrado e invivibilità»... Per risolvere la questione in maniera sostenibile, perchè non importiamo gatti? 

29 Aprile 2009

di LUCIA DE MARI

TRANI - Topi che “invadono” le abitazioni della città: niente allarmismo, sia chiaro, ma la denuncia della sezione locale di Legambiente deve essere di certo verificata, ma non sott ovalutata. «Alcuni cittadini – spiega il presidente Pierluigi Colangelo in una nota diffusa ieri - ci hanno raggiunto in sede per lamentare l’infelice incontro con alcuni ratti nelle toilette delle proprie abitazioni site nel centralissimo corso Imbriani. Gli episodi sono ormai tristemente noti: si tratta di abili topi avvistati sul bordo del water e che quindi, rientrerebbero nell’esercito dei topi invasori che incute non poca inquietudine nelle nostre non poco preoccupate vite quotidiane». 

Legambiente mette in relazione l’episodio con «il degrado urbanistico della Trani di oggi, dove è intollerabile che tutte le aspettative di rinascita vengano riposte nella illusoria e futuribile attuazione del Pug, mentre il presente è quotidianamente caratterizzato da un grave incremento del degrado e dell’invivibilità» . Ed elenca una serie di siti: «Nella Trani del terzo millennio ci fregiamo di spettrali piazze asfaltate (via Napoli); zone pedonali inesistenti; traffico veicolare a doppio senso nelle ore notturne (turistiche) lungo la banchina del porto; variegate ed assortite tipologie di pavimentazione stradale in zona porto (asfalto, basolato antico, basolato recente, toppe in calcestruzzo, toppe in cemento, ecc.); marciapiedi sbriciolati e tombini aperti; potature aberranti del verde pubblico che inducono a confondere i pali dei lampioni con i tronchi degli alberi brutalmente mutilati; strade pericolose per la presenza di voragini; discariche di amianto e di altri rifiuti speciali nelle strade della periferia a ridosso della città, e dulcis in fundo, anche il pericolo che durante la fatidica seduta, l’agile topo invasore ci morda pericolosamente le chiappe». 

Il topo, arieccolo: nella metà degli anni ’80 un analogo episodio (con tanto di morso al malcapitato inquilino di uno stabile del centro) venne denunciato sulle pagine della «Gazzetta» in una corrispondenza di Mario Schiralli, che fu addirittura tacciato dagli amministratori pentapartitici dell’epoca di «terrorismo psicologico» e minacciato di denuncia, questo per aver raccontato la cronaca nuda e cruda. Eppure il topo c’era, eccome. Tornando ad oggi: legare questi nuovi «avvistamenti» al Pug, cosa vuol dire secondo Legambiente: «Questi episodi apparentemente slegati tra loro si contrappongono psicologicamente e socialmente inducendoci ad alcune considerazioni: chissà perché nel nostro immaginario siamo sempre portati, con eccesso di ottimismo, a ritenere che basterà poco o nulla (approvazione del Pug) a migliorare la nostra vita quotidiana del presente; inspiegabilmente ci facciamo illudere dai futuribili abbagli del Pug dimenticandoci velocemente delle pene e delle incongruenze di tutti i giorni ».
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